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  giovedì 23 novembre 2017 GLI AEREI DAL 1939 AL 1945 - 2ª GUERRA MONDIALE * BAYNES BAT - KIT JACH, 1/72 Registrazione 
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AGGIORNATO IL 7.11.2015

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 BAYNES BAT - KIT JACH, 1/72 Riduci

BAYNES BAT

Un improbabile pipistrello da battaglia
JACH, 1/72


Scovare in una bottega di modellismo il kit di un velivolo bizzarro di cui si ignorava l’esistenza. Un kit che stimola il rapido assemblaggio, stante la scarsità di documentazione che esime dal superdettaglio e dall’attesa di pacchi postali transoceanici¬¬¬¬ con accessori after market di incerta installazione. Un modello che in mostra susciterà la curiosità di modellisti e visitatori. L’indirizzo giusto per concretizzare questo desiderio è il negozio Rettkowski di Amburgo, dove ho pazientemente cercato scovato l’aliante senza coda Baynes Bat della Jach, specializzata in prototipi aeronautici in scala 1/72, prodotti secondo l’economica tecnologia short-run.


La copertina del kit della Jach in 1/72.


I carri armati plananti
Liberare l’Europa continentale mettendo letteralmente le ali alla cavalleria corazzata e atterrando alle spalle delle Panzerdivisionen, questo il sogno degli alti comandi britannici durante la seconda guerra mondiale. Dei carri armati leggeri dotati di superfici alari, sganciabili dopo l’atterraggio, sarebbero stati trainati come alianti oltre le linee nemiche con l’equipaggio già operativo a bordo.
Per rispondere a quest’esigenza, l’eclettico ingegner Leslie Everett Baynes propose il Carrier Wing Glider, un’ala volante di trenta metri assemblata attorno ad un tank leggero. Per verificarne la fattibilità, gli stabilimenti della Slingsby Sailplanes costruirono un prototipo in legno in scala 1 a 3, dotato di mini-fusoliera e soprannominato Bat, cioè pipistrello. Con un’apertura alare di una decina di metri e una fusoliera compatta di soli tre metri e mezzo, il velivolo pesava al decollo sui quattro quintali, una massa a nostro avviso troppo ridotta per simulare realisticamente un mini-tank con le ali, che sarebbe pesato quindici volte tanto. Il velivolo volò nel luglio del 1943 e venne intensamente sperimentato, più per testare l’inedita formula alare, che per verificare la possibilità di planare coi tank sulla Cancelleria del Reich. Le relazioni di due collaudatori, reperite in Internet, divergono: uno considerava il comportamento in volo del Bat soddisfacente, l’altro lo giudicava poco controllabile. Il velivolo raggiungeva una velocità massima di duecento chilometri orari, la velocitò di stallo superava i sessanta. L’efficienza in planata faceva segnare un fattore 7. Altri modelli di alianti tuttala vennero sperimentati dai britannici negli anni successivi per testare soluzioni aerodinamiche e strutturali innovative.


Il modello del Bat. Vista superiore.


Prudentemente le forze britanniche puntarono su tradizionali alianti da trasporto pesante, gli Hamilcar, coi quali un anno dopo sbarcarono qualche carro leggero Tetrarch in Normandia, senza influire minimamente sull’andamento della battaglia. In quegli anni i sovietici testarono un prototipo al vero di carro armato planante, l’ Antonov A-40 Kryl'ya Tanka, cioè carro alato, un biplano assemblato attorno al carro leggero T-60. Dopo un temerario volo di collaudo nel 1942 con un T-60 disarmato e alleggerito, l’Armata Rossa pragmaticamente si rassegnò a raggiungere Berlino sugli affidabili cingoli dei T-34. Pure il suggestivo tank biplano A-70 è proposto in 1/72, sia ad iniezione dall’Amodel (vedi https://www.scalemates.com/kits/100469-amodel-72202-a-40-kt ), che in resina dall’Anigrand (vedi http://modelingmadness.com/review/allies/ussr/bakera40.htm ).

Il modello del Bat.
Il minuscolo aliante è riprodotto dalla Jach con una dozzina di componenti in plastica ad iniezione, integrati da otto pezzi in fotoincisione, comprendenti pattino ventrale, gancio di traino… Il dettaglio superficiale è giustamente limitato, per riprodurre una struttura lignea rivestita in compensato. L’assemblaggio procede speditamente, facilitato dalle esigue dimensioni e dalla presenza di incastri che facilitano il riscontro. Qualche cura l’abbiamo riservata al minuscolo abitacolo, ma quasi nulla si intravede attraverso la capottina.


Il modello del Bat. Vista anteriore.


Seguendo le linee di un trittico pescato in Internet, per caratterizzare il modello abbiamo inciso le ali per una profondità di mezzo millimetro, in corrispondenza dei vani che alloggiavano i diruttori sulla superficie inferiori delle ali, diruttori ricostruiti poi con plasticard, dotati di centine interne di fantasia, dipinti sulla superficie interna in ipotetico verde e montati estratti. Utili le fotoincisioni, rese meno piatte dove necessario (contrappesi delle superfici mobili, pitot) con colla cianoacrilica e vernice densa. Per dettagliare i timoni, abbiamo aggiunto gli attuatori sulla superficie esterna, realizzati con filo di rame ripiegato.
Il Bat, al pari di altri alianti da addestramento della Royal Air Force, sfoggia una strana livrea, che alterna superfici superiori con zone mimetizzate in Dark earth e RAF green ad estremità alari in giallo ad alta visibilità. Le superfici inferiori sono tinteggiate a strisce gialle e nere, come i velivoli sperimentali e da addestramento dell’epoca, per tranquillizzare i sospettosi osservatori della contraerea. La colorazione è stata applicata in parte con bombolette spray Tamiya, in parte ad aerografo. Le decalcomanie ci sono sembrate coprenti e facilmente adattabili alle superfici. Dopo una passata con opacizzante, abbiamo applicato lavaggi e invecchiamento, principalmente sulle superfici inferiori investite da erbe e detriti durante le strisciate in atterraggio su piste erbose o su campi di fortuna.


Il modello del Bat. Vista inferiore.


Abbiamo collocato il modellino sopra una basetta ricoperta con un foglio d’erba sintetica da fermodellismo, collocando vicino, per dare il senso delle proporzioni, un pilota dell’U.S. Navy capitato lì casualmente, che fissa stupito l’insolito velivolo. Dato il minimo ingombro, non ci sono problemi nel trasportare il modello finito in trasferte lontane. Infatti, un Baynes Bat, realizzato apparentemente da scatola da un italiano, ha vinto l’argento nella poco popolata categoria alianti alla rinomata mostra d’Oltremanica di Telford, un paio d’anni fa.

Sergio Trevisan

PUBBLICATO IL 15 DICEMBRE 2015

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AGGIORNATO IL 6.11.2017

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