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  mercoledì 22 novembre 2017 GLI AEREI DAL 1939 AL 1945 - 2ª GUERRA MONDIALE * IL SAVOIA MARCHETTI SM 74 ''MILLEPIEDI'' Registrazione 
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AGGIORNATO IL 7.11.2015

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 IL SAVOIA MARCHETTI SM 74 ''MILLEPIEDI'' Riduci

IL SAVOIA MARCHETTI SM 74 ‘’MILLEPIEDI’’


Un aereo italiano che mi ha sempre affascinato è il Savoia Marchetti SM 74, soprannominato dai suoi equipaggi ‘’Millepiedi’’ per la particolare sagoma frontale che – con le quattro eliche dei motori e le appariscenti gambe del carrello – poteva ricordare, con un po’ di fantasia, questo simpatico insetto.



Come per molti aerei particolarmente riusciti e di valore prodotti nel nostro paese tra le due guerre (ricordiamo il Fiat CR 25, il Cant Z 1018, ecc.) fu prodotto in pochissimi esemplari a scapito di altri velivoli di scarsa efficienza ma che ‘’rientravano nelle grazie’’ dei responsabili aeronautici.
L’SM 74 volò la prima volta a Cameri (NO) nel 1934 e venne costruito in soli tre esemplari: il n° 21001 (immatricolato I-URBE), il 21002 (I-ALPI) e il 21003 (I-ROMA). Vennero presi in carico dalla neo-costituita ‘’Ala Littoria’’ per la quale volarono con assoluta regolarità e senza alcun incidente fino all’inizio della seconda guerra mondiale sulle rotte più svariate: dapprima sulla Roma-Marsiglia-Lione-Parigi, poi verso la Grecia, l’Albania e l’Egeo e quindi in Libia. Potevano trasportare 4 uomini di equipaggio e 27 passeggeri su percorsi fino a 1000 km o 4 uomini di equipaggio e 16 passeggeri su percorsi fino a 2000 km.
Rientrarono in Italia allo scoppio delle ostilità e il 25 giugno 1940 vennero militarizzati nell’aeroporto di Roma-Urbe. Nel luglio 1940 vennero presi in carico dalla 604ª Squadriglia e ritornarono in Libia dove garantirono un’enorme lavoro di rifornimento alle nostre postazioni avanzate e di collegamenti con la madrepatria. L’I-URBE diventa il 604-8, l’I-ALPI il 604-9 e l’I-ROMA il 604-11.



Nonostante le impossibili situazioni ambientali e l’asprezza dei combattimenti, riuscirono sempre a portare a termine le loro missioni senza alcun malfunzionamento o incidente tecnico. Grazie anche alle straordinarie capacità evolutive per un aereo di quelle dimensioni, sfuggirono anche ad agguati da parte della caccia avversaria (da ricordare in modo particolare quello del 604-8 del 30 luglio 1941 che sfuggì, al largo di Pantelleria, ad un attacco di un Bristol “Blanheim”). Rimane memorabile poi il volo di rientro in Italia del 604-9 che, dopo esser stato mitragliato al suolo durante un bombardamento nell’aeroporto di Gialo in Libia ed aver ricevuto oltre 60 colpi che lo avevano seriamente danneggiato, riuscì a far ritorno con solo tre motori funzionanti e a concludere l’atterraggio con una ruota del carrello oramai afflosciata.
Il 604-11 finì la sua carriera il 23 ottobre 1941, quando – in un volo di rientro dalla Libia – si schiantò contro una montagna in Sicilia, a Licola Eubea vicino a Catania, a causa della nebbia.
Il 2 novembre successivo il 604-8 venne distrutto in un bombardamento nell’aeroporto di Castel Benito, sempre in Libia, mentre il 604-9, rientrato in Italia il 4 aprile 1942, continuò la sua attività fino al 19 luglio 1943, quando venne distrutto da un bombardamento nell’aeroporto di Roma-Urbe.
Vista la notevole attività sia civile che militare svolta da questi velivoli, ho cercato di realizzarne un modello, colorandolo con la livrea militare. L’unico kit esistente sul mercato e quello in vacu-formed della ditta polacca ‘’Broplan’’, in scala 1/72, che richiede notevoli interventi strutturali e di ricerca di pezzi alternativi compatibili per costruire un modello accettabile, in sostituzione di quelli (molto grezzi) forniti nella scatola.



Le ali vanno rinforzate, al loro interno, con un opportuno longherone trasversale, pena il loro ‘’svergolamento’’ data la loro lunghezza e finezza. Gli interni delle cabine devono esser interamente auto-costruiti. Per i motori ho utilizzato – con le opportune modifiche nel numero dei pistoni – quattro motori e relative carenature ricavati dal kit dell’S-79 dell’Airfix e quattro eliche ricavate dal modello dell’SM-81 della Supermodel. Il tubo di Pitot che esce dal muso è auto-costruito in tondino di rame. Le ruote del carrello principale, formate da due stampate per ogni ruota comprensive sia di ruote che delle relative carenature, sono state incise per togliere le ruote stesse. Le carenature così risultanti sono state poi completate con due ruote provenienti da un kit dell’SM-81 della Supermodel, che avevano la giusta forma e dimensione.
Come documentazione per la costruzione del modello ho utilizzato il 7° volume della serie “Dimensione Cielo” – Aerei italiani della seconda guerra mondiale, pubblicato nel 1974 dalle Edizioni Bizzarri di Roma. Per i colori della mimetizzazione, non ricavabili dalle foto in bianco e nero dell’epoca, sono ricorso al campionario dei colori e degli schemi mimetici pubblicato con libro ‘’COLORI E SCHEMI MIMETICI DELLA REGIA AERONAUTICA’’, pubblicato dal G.M.T. nel 1994.
Ho applicato ad aerografo un reticolo a macchie rade composto da giallo mimetico tipo 2, marrone mimetico tipo 2 e verde mimetico 53192. La parte inferiore delle ali è in grigio azzurro chiaro tipo 1. Le pannellature delle ali e della fusoliera sono state messe il leggero risalto con una sottile passata a pennello di colore ad olio marrone molto diluito.
Come tutti i modelli in vacu-formed non è di facile realizzazione ma, ricorrendo alle implementazioni più sopra evidenziate, si riesce ad ottenere un modello di indubbia soddisfazione.
Buon modellismo a tutti.

Guido Ercole


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