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  giovedì 23 novembre 2017 GLI AEREI DAL 1939 AL 1945 - 2ª GUERRA MONDIALE * SPITFIRE ITALIANI - DECALS MT Registrazione 
 I NOSTRI INDIRIZZI Riduci

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AGGIORNATO IL 7.11.2015

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 SPITFIRE ITALIANI - DECALS MT Riduci

SPITFIRE ITALIANI
DECALS MT

Normalmente un editore è abituato a scrivere di kit e accessori che altre ditte modellistiche fabbricano e commercializzano. Questa volta, al contrario, il prodotto che è finito sotto la mia “lente d’ingrandimento” è stato ideato, progettato e prodotto interamente da chi sta scrivendo…! Ammetto di trovarmi un po’ spiazzato, ma questa recensione non sarà volta a decantare pregi e difetti di un aftermarket, bensì limitata a esporre a tutti i lettori come la passione per il volo e per questo fantastico hobby - il modellismo - in talune occasioni possa far evoluire un “semplice” modellista in qualcosa di più…!


I fogli decals della MT.


Da un’idea alla realtà!

Quante volte vi è capitato di voler realizzare un modello ma, purtroppo, per mancanza (o assenza) di decalcomanie avete dovuto riporre il vostro “sogno” in un cassetto?
Se siete dei modellisti appassionati di velivoli che hanno prestato servizio nell’Aeronautica Militare Italiana, la risposta non può essere che questa: troppe volte. Così, un bel giorno, nel visitare una delle librerie aeronautiche specializzate della mia città mi sono imbattuto, in modo del tutto fortuito, nel bel volume edito dall’Ufficio Storico dell’AMI dal titolo “Spitfire Italiani”.
Da buon “italianofilo” ero a conoscenza che la nostra Aeronautica, appena uscita dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale, ebbe in carico molti caccia inglesi ma, lo ammetto, ignoravo quasi del tutto i particolari di quest’affascinante vicenda. Ovviamente, sfogliando le pagine del libro, la mia mente modellistica ha subito proiettato su di me la voglia di realizzare uno Spitfire con le coccarde tricolori in scala 1/48!
Dopo una breve ricerca, i miei buoni propositi si sono subito scontrati con la triste realtà: il mercato offriva pochissimo e le uniche scelte a mia disposizione riguardavano un vecchissimo foglio decalcomanie della Tauromodel (relativo alla sola versione Mk.Vb) o a insegne, presenti in una scatola speciale dell’ICM, di dubbia fattura e fedeltà storica. Per dovere di cronaca è opportuno ricordare che gli appassionati dediti alla scala più grande, la 1/32, avevano vita sicuramente più facile; potevano, infatti, avere un kit della Pacific Coast Model dedicato alla versione Mk.IX in cui erano presenti delle decals per un esemplare completamente metallico del 5° Stormo (sebbene il rosso delle insegne di nazionalità fosse del tutto errato), e di un aftermarket della Zotz Decal che permetteva la riproduzione di uno Spitifire, della medesima variante sopra citata, nella livrea mimetica continentale RAF grigio/verde.
Date le scarse possibilità di tirare fuori un lavoro decente, mi ero quasi deciso ad abbandonare il progetto e tenerlo in stand by in attesa di tempi migliori. Fortunatamente, non mi sono dato per vinto e oggi sono qui per presentarvi i nuovi fogli decalcomanie della Modeling Time Production: Spitfire V e IX in Italian Service!

Un po’ di storia.

E’ curioso pensare come molti dei velivoli che i piloti della Regia Aeronautica hanno affrontato e combattuto siano, in seguito, divenuti la spina dorsale dell’Aeronautica Cobelligerante Italiana (ICBAF) prima, e della nuova Aeronautica Militare Italiana poi.
Lo Spitfire entra nei ranghi dell’ICBAF il 17 agosto 1944 grazie alla cessione di alcuni esemplari Mk.V da parte della RAF. Lo stesso Winston Churchill s’impegnò affinché fossero fornite all’aviazione cobelligerante delle macchine in buone condizioni dichiarando: “La leale aviazione italiana ha combattuto così bene che mi sto adoperando con speciale riguardo perché sia equipaggiata con aerei efficienti di fabbricazione britannica”.


Il profilo di uno SPITFIRE MK5 C del 51° Stormo.


In totale furono versati circa 53 tra Spitfire Mk.V B e C: tutti esemplari con molte ore di volo all’attivo provenienti dal 352° Squadron della Balcan Air Force, dalla Mediterranean Allied Air Force, dall’USAAF e dalle forze aeree greche.
Non tutte le cellule acquisite (alcune anche di terza mano) furono messe in linea; delle originarie 53, solo 33 vennero giudicate idonee al servizio. L’esiguo numero di velivoli fu assegnato al 20° Gruppo del 51° Stormo, e con essi furono compiute alcune missioni di scorta, attacco al suolo e ricognizione sul territorio iugoslavo. L’ultima missione di guerra della Regia Aeronautica nella Seconda Guerra Mondiale fu compiuta proprio da due di questi Spitfire, in data 5 maggio 1945, con una ricognizione sopra Zagabria. Con la chiusura delle ostilità restavano ancora in carico all’ICBAF 15 Spitfire, di cui solo 10 in efficienza.
Dal 24 luglio del 1947 alla nascente Aeronautica Militare Italiana furono versati circa 80 Spitfire Mk.IX accantonati presso l’aeroporto di Treviso – San Giuseppe. Poco dopo si aggiunsero ulteriori 110 esemplari, tutti fondi di magazzino già radiati dalla RAF. Anche in questo caso si trattò di materiale bellico molto usurato e di cui non si aveva un’adeguata documentazione tecnica; solo la bravura e la forza di volontà dei nostri specialisti fece sì che i velivoli potessero essere immessi in linea di volo in tempi relativamente brevi. L’attività operativa dello Spitfire nell’A.M.I. ebbe fine nel marzo del 1950, ma gli ultimi velivoli furono radiati nel 1952.

La realizzazione del foglio decal.

Realizzare un foglio decal può sembrare un lavoro semplice e che richiede poco tempo: basta essere bravi nell’utilizzo di programmi di grafica vettoriale e avere una buona conoscenza dei materiali su cui la grafica sarà stampata. Nella realtà posso assicurarvi che è tutto molto più complesso e articolato; vi basti pensare che dall’idea all’effettiva concretizzazione della stessa sono trascorsi circa tre anni.
Le mie “fatiche” sono iniziate con una visita al Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle (a Bracciano, a pochi chilometri da Roma) dov’è conservato l’unico esemplare di Spitfire presente sul nostro territorio. Grazie alla collaborazione della direzione museale ho avuto la possibilità di misurare con precisione tutte le insegne di nazionalità, gli stencil di manutenzione e gli stemmi di reparto che il Gruppo Amici Velivoli Storici riportò sul velivolo in fase di restauro. Il passo successivo ha riguardato la creazione dell’art work; con la valida collaborazione di Gian Piero Pino, amico, rinomato disegnatore, oltre che appassionato modellista, è iniziato il lungo lavoro di riproduzione delle insegne in “formato elettronico”. Prima di procedere alla prima stampa, la bozza grafica è stata adattata e testata sui modelli in scala: ICM e Airfix (1/48) e Tamiya (1/32) per la versione Mk.IX, Tamiya (1/48) e Hobby Boss (1/32) per la variante Mk.V. Le dimensioni, comunque, sono compatibili anche con tutte le altre scatole di montaggio presenti oggi in commercio, sia nella scala del quarto di pollice, sia in quella più grande in 1/32. Potrete, quindi, tranquillamente utilizzarle anche sugli stampi Hasegawa e Ocidental/Italeri.
Da qui in poi è iniziato un prolungato e continuo contatto con la Fantasy Print Shop, ditta inglese cui è stato affidato l’incarico della riproduzione in serie dei fogli di decalcomanie.
Particolare attenzione è stata posta alla taratura dei colori, in particolare del verde e del rosso che riempiono le coccarde tricolori. Il test delle varie tonalità ha portato via un’enorme quantità di tempo poiché l’intento era di ottenere delle tinte quanto più fedeli possibile. A tale scopo la documentazione e le foto a mia disposizione sono state più che utili: facendo riferimento ai dati raccolti (base di partenza sono stati i volumi editi dall’Ufficio Storico dell’Aeronautica Militare – Insegne e Coccarde, di Stefano Cosci e il confronto diretto con l’esemplare conservato a Vigna di Valle) e con le chip del Federal Standard alla mano, sono riuscito a raggiungere un compromesso realistico.
Per non rovinare tutto il lavoro svolto sinoa quel momento, ho deciso di far stendere sotto a ogni decal (escluse quelle completamente nere) un ulteriore strato di bianco per evitare che la trasparenza potesse compromettere i colori delle insegne. In definitiva, quando applicherete le coccarde, ad esempio, i colori scuri della mimetica sottostante non altereranno i colori.


Il profilo di uno SPITFIRE MK5 B del 51° Stormo
e del MK9 C conservato al Museo dell’A.M.I.


In ogni singolo foglio sono presenti stencil e insegne di nazionalità sufficienti per riprodurre almeno due modelli. Nel caso degli stencil di manutenzione più piccoli e più soggetti al rischio di rotture del film o danneggiamento in generale, ho provveduto a inserire almeno una copia di backup.
Per le istruzioni abbiamo scelto, grazie anche all’aiuto di Gian Piero, un approccio chiaro e pragmatico. Il nostro obiettivo era quello di dare delle indicazioni che potessero essere chiare anche agli occhi dei modellisti meno esperti; per questo motivo, abbiamo optato per la creazione di vere e proprie “schede” al posto dei più classici fogli ripiegati a “libretto”. Con questo formato l’appassionato che deve applicare le decalcomanie sul modello può avere una visione sempre chiara e immediata della posizione che devono assumere: basta un’occhiata ai profili o alle piante riportare sui cartoncini e il margine di errore nel loro posizionamento è molto ridotto.
Inoltre, all’interno dei vari riquadri, abbiamo inserito delle didascalie che riportano sintetiche, ma importanti, informazioni tecniche e storiche (ad esempio riguardanti armamento o particolarità dei singoli esemplari proposti) che forniscono un altro aiuto.
Le chip dei colori da utilizzare sono riportate in ogni piè di pagina, mentre sull’ultima facciata c’è una tabella di comparazione con i riferimenti per le vernici modellistiche attualmente più utilizzate. Inutile ricordare che le istruzioni sono interamente a colori e disponibili sia in lingua italiana, sia in lingua inglese!

I soggetti proposti:

Articolo 48001.

Nel foglio dedicato alla scala 1/48 i soggetti riproducibili sono 11 suddivisi in otto Spitfire Mk.IX e tre Mk.V.
1. Spitfire Mk.IXe Museo Storico AMI - Vigna di Valle (Roma).
Lo Spitfire Mk.IXe, conservato presso il MUSAM di Vigna di Valle ha una storia travagliata. Recuperato, come rottame presso il poligono di tiro di Foce Verde (Latina), fu restaurato dal GAVS ricostruendone molte parti. L'esemplare presentava un'ala con armamento di tipo "C" ma, per errore, furono chiuse le volate delle armi da 12,7 mm alle estremità trasformandolo, di fatto, in uno Spitfire Mk.IX con ala di tipo "E". Ai fini dell’esposizione museale fu adottata una colorazione non rispondente al vero omettendo le obliterazioni delle precedenti insegne RAF per evitare confusione agli occhi dei visitatori meno esperti. L’andamento della mimetica, però, fu modificato in corrispondenza delle suddette obliterazioni quindi, in definitiva, venne creato uno schema del tutto nuovo.
2. Spitfire Mk.IXc – 102° Gruppo - 5° Stormo. Aeroporto di Orio al Serio, inizio del 1948.
Questo esemplare presentava un’ala di tipo C ma con cannone montato in posizione esterna. Esso presenta le tipiche obliterazioni delle precedenti insegne RAF sia sulle superfici alari, sia in fusoliera. Nel corso della sua vita operativa tra le fila dell’A.M.I questo Spitfire venne convertito in ricognitore mediante l’installazione di un complesso di apparecchiature fotografiche dalla Macchi.
3. Spitfire Mk.IXc - 155° Gruppo - 51° Stormo. Aeroporto di Treviso San Giuseppe, inverno del 1948.
Esemplare con finitura completamente in “Alluminata”. Da notare la presenza, sotto la semiala destra, dell’antenna a stelo per il sistema IFF – caratteristica spesso assente sui nostri Spitfire. Sul muso è stampigliato il nome della costellazione “Antares”, iniziativa voluta dall’allora Capitano Giuseppe Scarinci appassionato astronomo.
4. Spitfire Mk.IXc - 101° Gruppo - 5° Stormo. Aeroporto di Orio al Serio, inizio del 1948.
Anche questo velivolo presenta una colorazione interamente in “Alluminata”. Particolare l’ala di tipo C modificata che prevedeva l’eliminazione delle armi da 12,7 mm e la chiusura delle rispettive volate.
5. Spitfire Mk.IXc - 51° Stormo.
Anche per questo soggetto la finitura è in “Alluminata” e l’ala è di tipo C “modificato”. Fortunatamente le immagini che lo ritraggono sono di buona qualità e ci hanno fatto notare la presenza di una piccola bugna sulla cofanatura destra che può indicare l’installazione di un motore Merlin 63°.
6. Spitfire Mk.IXc - Reparto Volo Stato Maggiore. Aeroporto di Guidonia-Montecelio, inverno 1949/1950.
Ala di tipo C “modificato” anche per questo esemplare.
7. Spitfire Mk.IXc - 155° Gruppo - 51° Stormo. Aeroporto di Treviso San Giuseppe, inverno del 1949.
Su questo Spit spiccano i numeri di carrozzella in nero sulla fusoliera e lo stemma del 51° Stormo spostato sul timone direzionale su fondo neutro.
8. Spitfire Mk.IXc - 6a Squadriglia - 3° Gruppo - Scuola Volo II° Periodo. Aeroporto Lecce-Galatina, 1950.
Da notare l’insolito disegno del pannello antiriflesso, più allungato.
9. Spitfire Mk.Vc - 20° Gruppo - 51° Stormo. Aeroporto di Roma-Centocelle, novembre 1945.
Insolito e particolare, questo esemplare ricevette una mimetica sul campo con colori in uso nella Regia Aeronautica secondo uno schema non standard. Da sottolineare che esiste una sola immagine concernente questo velivolo e che l’andamento del camouflage è frutto di una nostra supposizione basata, però, su informazioni storiche.
10. Spitfire Mk.Vb - 20° Gruppo - 51° Stormo. Aeroporto di Canne (Benevento), inverno 1945.
11. Spitfire Mk.Vb - 20° Gruppo - 51° Stormo. Aeroporto di Leverano (Lecce), autunno 1944.
Questo esemplare è l’unico con ala di tipo “clipped” (con terminali alari corti) di cui si abbia notizia.

Articolo 32-001.

Nel foglio dedicato alla scala 1/32 i soggetti riproducibili sono 4 suddivisi in tre Spitfire Mk.IX e un Mk.V.
1. Vedi opzione 11 articolo 48001 .
2. Vedi opzione 1 articolo 48001.
3. Vedi opzione 2 articolo 48001.
4. Vedi opzione 3 articolo 48001.

Note modellistiche.
Quale kit scegliere?

Spitfire Mk.IX in scala 1/48.

Attualmente, in commercio, non esiste quello che potremmo definire il kit "definitivo" per riprodurre nella scala del quarto di pollice uno Spit Mk.IX. Apparirà molto strano anche a chi non ne è un estimatore come, seppur famosissimo e apprezzato in tutto il mondo, questo caccia inglese non abbia ancora una degna riproduzione nella 1/48.
La scelta del kit non è semplice: l'opzione migliore, attualmente, rimane la scatola dell’ICM. La ditta ucraina commercializza lo stampo con forme migliori e più fedeli alla realtà; le pannellature sono precise e ben incise, di contro la qualità della plastica è scarsa (molto morbida) e il montaggio poco agevole (il kit offre la possibilità di riprodurre a vista il motore e questo causa una scomposizione molto cervellotica del muso). L’Airfix ha immesso, da qualche tempo, sul mercato, uno stampo "new tool" dell'Mk.IX che, tutto sommato, non è da buttare via. Le dimensioni sono ben rispettate e le forme azzeccate. La qualità generale del modello, però, è molto al di sotto degli standard attuali; lo spessore del bordo d'attacco delle ali è esagerato, perciò ne deriva che la corda alare è davvero fuori scala. Andrebbero sostituiti anche i piani di coda (sempre per problemi di spessore), gli pneumatici (molto approssimativi), le pale dell'elica e i portelloni dei vani carrello. Con l'acquisto del set di correzione e dettaglio della Griffon le cose migliorano ma, in ogni caso, il kit inglese non soddisfa a pieno i palati più fini (io stesso l'ho acquistato ma subito accantonato).


Il profilo di uno SPITFIRE MK9 C del 5° Stormo.


L'Hasegawa ha commercializzato, dal 2002, uno Spit IX; la ditta nipponica aveva, senza dubbio, la possibilità di creare “il kit dei kit”; purtroppo, lo stampo è affetto da vistosi difetti di dimensione su tutta la fusoliera. La carlinga non è solo più corta (di circa tre millimetri - molti ma, in definitiva, anche trascurabili), ma la posizione del cockpit, l'altezza del ruotino e le forme dell'ogiva fanno apparire il modello finito come fosse schiacciato e compresso... un effetto che in fotografia si potrebbe definire "occhio di pesce". Un vero peccato poiché il kit dell'Hasegawa presenta un bellissimo dettaglio di superficie e una precisione degli incastri che rispecchia in pieno gli standard cui la ditta ci ha abituato.
C'è poi da dire che, da qualche mese, una "garage factory" americana - la Loon Models - ha creato un set di correzione "no cut" (cioè pronto per l'uso) che fornisce una fusoliera intera pressoché corretta. ATTENZIONE! Il set della Loon non è la panacea di tutti i mali purtroppo! Rappresenta, però, quanto di meglio si possa trovare, oggi, per sistemare il kit Hasegawa e dargli un aspetto più realistico una volta finito. Personalmente possiedo tutti i kit sopra citati, quindi ho potuto fare un confronto diretto tra di loro. Ecco qui degli scatti che potrebbero tornarvi utili:
Apparentemente la fusoliera della Loon è in pratica identica a quella Hasegawa. In realtà il cockpit è stato, correttamente, spostato in avanti di un millimetro abbondante e alcune pannellature riportate nella posizione più appropriata. La qualità generale della resina non è male; qualche sbavatura facilmente eliminabile, pochissime bolle (del tutto trascurabili) e dettaglio superficiale buono. La resina sembra essere di buona qualità, regge bene alle sollecitazioni e gli spessori dei pezzi sono ridotti.
Nella confezione la Loon fornisce anche l'ogiva di forme e dimesioni corrette, oltre a varie "bonus parts" che permettono di riprodurre un esemplare "Early". In particolare sono presenti i piani di coda con superfici di governo del primo tipo, portelloni del vano armi con bugna grande e presa d'aria del radiatore del tipo "piccolo".
Le istruzioni sono chiare: riportano anche delle notizie interessanti circa le dimensioni corrette in scala rapportate a un esemplare vero che è stato preso come riferimento per le misurazioni e la creazione del set. La Loon ci dice anche che gli spaccati e i profili pubblicati nel libro ?? non sono corretti ed è proprio su quei disegni che l'Hasegawa ha basato il suo Spit. Quindi, non prendeteli in considerazione se volete realizzare delle misurazioni precise. C'è anche da dire che, purtroppo, la maggior parte dei Mk.IX oggi conservati nei musei o in condizione di volo sono dei Mk.V ricondizionati... insomma, pur essendo un soggetto del quale si dispone di una bibliografia sterminata, non tutte le informazioni a nostra disposizione sono accurate.

Spitfire Mk.V in scala 1/48.

Se per la versione IX i kit in commercio danno dei grattacapi ai modellisti, per la variante Mk.V la situazione è ben più rosea. Il kit Tamiya è quello che si può definire lo stato dell’arte. Lo stampo Hasegawa, più vecchio, si difende ancora bene ed è al passo con i tempi.
Qualche preoccupazione in più la avranno tutti gli appassionati che decideranno di riprodurre il soggetto numero 9 del foglio che è uno Spitfire V con ala di tipo “C”. Le possibilità a disposizione sono:
• Kit Classic Airframes 4152 “Yankee Spitfire”. Pur se dedicato agli Spitfire in carico all’USAF, il kit della Classic è adatto alla riproduzione di un esemplare italiano. Lo stampo è uno short run dal montaggio non proprio facile e sbrigativo, ma le forme e le dimensioni del velivolo sono corrette.
• Kit Airfix 05110. Analizzando meglio la scatola inglese troviamo, in realtà, il vecchio stampo dedicato alla versione Vb con alcuni pezzi aggiuntivi per ottenere un’ala “C”. In definitiva è uno stampo abbastanza vecchio e poco dettagliato; inoltre richiede alcune migliorie e modifiche per arrivare a una riproduzione realistica accettabile.
• Kit Eduard 1137. Senza dubbio la scelta migliore tra tutte quelle proposte. Stampo davvero molto bello e curato. L’unico inconveniente è la sua, purtroppo, scarsa reperibilità.
• Conversione 48060 dell’Airvawes. Questa conversione “no cut” in resina della ditta inglese fornisce le due semi ali pronte per essere montate senza la necessità di tagliare o modificare la plastica del modello. E’ ideata per il kit Tamiya.

Spitfire Mk.IX in scala 1/32.

Inutile ricordare che il nuovo modello della Tamiya può essere definito il kit dei kit: dettagliatissimo, praticamente perfetto nelle forme e con soluzioni costruttive all’avanguardia. Esso è, però, dedicato alla versione “C”.
Per riprodurre un esemplare “E wings” potrebbe essere più conveniente orientarsi sul modello della Pacific Coast Model anche se, indubbiamente, di qualità inferiore rispetto al diretto concorrente giapponese.

Spitfire Mk.V in scala 1/32.

Di recente è stato immesso sul mercato il kit numero 83206 dell’Hobby Boss per uno Spitfire Mk.Vb Trop. Lo stampo non è affatto male ma è soffre di alcune imprecisioni su cui, necessariamente, bisogna intervenire. I difetti si concentrano sulla forma delle bugne che coprono i vani armi sul dorso alare e sul dettaglio di superficie dei piani di coda che presentano una cospicua di quantità di rivetti che vanno stuccati e rimossi perché assenti sul velivolo reale. Il problema più grande del kit cinese è la forma del canopy e del windshield: entrambi sono corretti per una versione “early” del Mk.V (il parabrezza ha il blindo vetro montato esternamente – mai utilizzato sui nostri esemplari), ma non per un velivolo italiano. Purtroppo risulta, in sostanza, impossibile risolvere l’inconveniente riguardante i trasparenti; rimaniamo in attesa sperando che qualche ditta produca un aftermarket specifico in vacuform.
In alternativa all’Hobby Boss esiste ancora il vetusto stampo Hasegawa; più corretto rispetto al primo elencato, ma anche più povero di particolari. Basti notare il dettaglio di superficie del modello completamente in positivo.

Mimetica desertica o continentale europea? Una controversia mai risolta.

Se per lo schema degli esemplari MK.IX non c’è alcun dubbio, l'effettiva mimetica impiegata dagli Spitfire Mk.V presi in carico dall’ICBAF (Aeronautica Cobelligerante Italiana) è, da sempre, molto controversa.
Fino a pochi anni fa si pensava che gli esemplari italiani adottassero la mimetica desertica inglese con superfici superiori in Dark Earth/Middle Stone e inferiori in Azure Blue. Il ritrovamento di un video a colori proveniente dagli archivi dell'Imperial War Museum, però, evidenziò come gli Spitfire italiani impiegassero anche la mimetica europea standard RAF, con superfici superiori in Ocean Grey/Dark Green e inferiori in Medium Grey. Non escludiamo la possibilità che i velivoli potessero utilizzare entrambi gli schemi sopra citati o, più probabilmente, che alcuni di essi fossero riverniciati direttamente sul campo. Ad ogni modo lo stile e i colori delle decalcomanie rimangono identici, quindi il modellista che preferirà una mimetica, o l’altra (in base anche alla documentazione in suo possesso), potrà utilizzare senza problemi le medesime insegne contenute nel foglio.

Come acquistare.

Le decalcomanie possono essere acquistate utilizzando l’apposito sito Internet:

www.modelingtime.com/shop


Una semplice procedura guidata vi permetterà di aggiungere gli articoli al vostro carrello, e di scegliere il metodo di spedizione che preferite. Tutti i costi sono riportati in modo chiaro e visibile. Per ogni eventuale richiesta o informazione potete contattare l’indirizzo mail:

starfighter84@modelingtime.com


I fogli decal “Spitfire V e IX in Italian Service” sono un’esclusiva di Modeling Time con tiratura limitata.

Conclusioni.

E’ con piacere che, dopo tre anni di fatiche e ricerche, posso finalmente presentare questi nuovi fogli decal targati “Modeling Time Production”. Spero di aver fatto cosa gradita a tutti i modellisti che da tempo vogliono riprodurre in scala un “Italian Spit” e di aver soddisfatto le loro aspettative cercando di produrre un accessorio qualitativamente all’altezza degli standard attuali.

Valerio “Starfighter84” D’Amadio.

PUBBLICATO IL 21 LUGLIO 2012

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AGGIORNATO IL 6.11.2017

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