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AGGIORNATO IL 7.11.2015

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 IL CAPRONI CA 3 Riduci

IL CAPRONI CA 3


Il primo velivolo concepito fin dalla sua origine come ‘’aereo da bombardamento’’ nacque nel 1913 e Gianni Caproni ne fu il suo ideatore.
Fu proprio grazie a questa macchina che in quegli anni si svilupparono in Italia le teorie di Giulio Dohuet, che vedevano l’aeroplano come il mezzo necessario per poter vincere le guerre future.
Il ‘’CAPRONI CA 3’’ era – per l’epoca – un apparecchio di dimensioni eccezionali, con la potenza suddivisa su tre unità motrici, due con eliche trattive all’inizio delle due fusoliere laterali e uno con elica spingente al termine della navicella centrale che ospitava un equipaggio di quattro persone. Il prototipo, munito di tre motori Gnôme da 80 cavalli, volò in ottobre 1914 con Emilio Pensuti ai comandi.


Il modello del CA 33. Vista di tre quarti anteriore.


Le trattative con il Governo italiano procedettero molto lentamente e solo nel giugno 1915 (a guerra oramai iniziata) furono ordinati dodici esemplari di pre-serie, muniti di motori Fiat A-10 da 100 cavalli.
La fornitura fu completata nell’ottobre 1915, a cui seguirono altre 150 macchine, designate CA 1 (che, nella numerazione postbellica, venne mutata in CA 32).
A queste macchine ne seguirono altre 9 (designate CA 2) nelle quali il motore centrale venne sostituito con un più potente motore Isotta Fraschini V 48 da 150 cavalli.
I successi ottenuti al fronte da questi velivoli indussero le autorità militari a chiedere, alla fine del 1916, un potenziamento del velivolo mediante l’adozione di tre motori Isotta Fraschini V 48 da 150 cavalli ed elevando altresì il ‘’carico di rottura’’ di oltre 300 kg.
Queste specifiche non erano di facile e veloce realizzazione e il nuovo modello venne completato - solamente dopo circa un anno - alla fine del 1916,venendo designato CA 3 (CA 33 nella numerazione postbellica). La consegna dei 250 esemplari di questo modello avvenne entro il 1917, a cui seguirono altre 20 macchine entro il febbraio 1918. Oltre che nelle centinaia di incursioni in territorio nemico, il CA 3 si conquistò un’ottima fama anche nella scuola di aviazione di Foggia, formando al volo centinaia di piloti italiani ed alleati.
Tra il 1917 e il 1918, inoltre, vennero costruiti anche 86 esemplari su licenza in Francia, dotati però di tre motori Canton-Unnè da 130 cavalli, non essendo disponibili gli Isotta Fraschini.
In Italia, durante la guerra, alcuni esemplari vennero trasformati altresì in ‘’aeroambulanza’’ per il trasporto veloce di feriti gravi, mediante l’applicazione di due barelle chiuse da apposite carenature collocate sopra le due fusoliere laterali.


Il modello del CA 33. Vista di tre quarti posteriore.


La produzione del CA 3, leggermente modificato nella struttura portante e designato CA 3 Mod. (CA 36 nella numerazione postbellica), riprese in Italia tra il 1923 e il 1926. Pur essendo aerei oramai sorpassati, si distinsero nelle operazioni per la riconquista della Cirenaica grazie alle loro doti di robustezza, sicurezza e semplicità.
Per realizzare un modello di questo splendido apparecchio, ho acquistato alcuni anni fa negli U.S.A. una scatola di montaggio di questo aereo in scala 1/72, prodotto dalla Meikraft Models (come sempre, infatti, le ditte nazionali si distinguono per non esser molto attente agli aerei, anche celebri, di casa nostra della prima guerra mondiale). Era un kit molto costoso, prodotto artigianalmente e realizzato nei materiali più vari: plastica per le ali, le fusoliere laterali e gli impennaggi di coda, resina per la navicella centrale, metallo bianco per i seggiolini, l’armamento, i serbatoi del carburante i motori e le eliche, ottone fotoinciso per i carrelli, i montanti alari e la postazione del mitragliere posteriore, sottilissimi fogli di legno per rivestire le fusoliere laterali, ecc.


Il modello del CA 33. Un’altra vista di tre quarti anteriore.


La costruzione non è stata facilissima, dovendo anche utilizzare collanti diversi adatti ai vari materiali, ma il risultato è stato più che buono vista anche la precisione dei pezzi, che, anche se realizzati in materiali diversissimi tra di loro, combaciavano alla perfezione rendendo quasi nulli gli interventi di ‘’stucco e limetta’’.
La scatola era fornita altresì di un ottimo foglio di decals, con cui era possibile realizzare esemplari diversi. Ho scelto quello che, in assoluto, ha effettuato più missioni sul territorio nemico: quello del Capitano Federico Zapelloni, basato sull’aeroporto di Padova – San Pelagio nel 1918.
Il modello in questione è attualmente esposto al Museo dell’Aeronautica ‘’Gianni Caproni’’ di Trento, assieme ad altri 103 modelli di aeroplani italiani, di tutte le epoche, della mia collezione.
Purtroppo questo kit, indubbiamente molto interessante, non risulta più disponibile sul mercato.

Guido Ercole



AGGIORNATO IL 10 GIUGNO 2014

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AGGIORNATO IL 10.06.2017

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