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  giovedì 3 dicembre 2020 I CARRI E I MEZZI MILITARI DAL 1940 AD OGGI * AUTOBLINDO AB 41 Registrazione 
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AGGIORNATO IL10.11.2019

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 AUTOBLINDO AB 41 Riduci

AUTOBLINDO AB 41


Kit Doc Models in 1/72


Si tratta di un modello di nuova generazione, l’ultima novità della ormai rinomata Doc Models.


La scatola di montaggio dell’AB 41


Il kit riproduce uno dei migliori veicoli realizzati in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale che, nonostante i suoi limiti, è stata una delle blindo più usate nel deserto dell’Africa Settentrionale e perciò risulta ben conosciuta anche all’estero.
La scatola in cartoncino contiene due stampate: la sovrastruttura e la parte superiore della torretta, nonché le ruote in gomma. Di esse, dopo una prima perplessità, osservandole con una lente ho apprezzato la scultura del pneumatico, cosa veramente rimarchevole.
Il foglio decals è più che sufficiente ma si può al limite integrare con altri fogli pur se in questa scala la scelta è un po’ limitata.
Come al solito, prima d’iniziare studiamo con calma la documentazione al riguardo, indubbiamente più che ricca.
Comparando le stampate, siamo stati colpiti dalla bullonatura e dai dettagli che sono molto curati e, considerata la scala, il realismo non può che essere considerato più che buono.
Per scrupolo, ci siamo messi, calcolatrice e disegni alla mano, a controllare le dimensioni del kit e c’è da dire che lo stampista ha lavorato ottimamente, siamo di fronte senza dubbio ad un buon lavoro di ricerca e di dettaglio. Ormai del resto la linea è questa, anche nelle scale piccole si è davanti ad un livello medio di qualità impensabile solo pochi anni fa.
Nella costruzione, saremo poi aiutati dalle chiare ed esaurienti istruzioni e dalla plastica di buona qualità, con nessun ritiro.
Ad esser pignoli sulle dimensioni, è meglio prevedere già di sostituire l’antenna ed i limitatori d’ingombro. C’è da lavorare sul telaio con carta vetrata e cutter per levare qualche piccola bava e pulire le molle degli ammortizzatori dei pezzi n. 8 e dagli assali n. 36; con pazienza toglieremo con cura i lievi segni di stampo, anche se poi si vedrà ben poco del risultato.


Il modello ‘’grezzo’’ e privo dei pneumatici prima della colorazione


L’assemblaggio è veloce, non servendo che minime stuccature, qualche piccolo problema con le maniglie n. 16 D, dove è meglio ridurre i fori per un migliore fissaggio delle stesse.
Per migliorare appena l’aspetto finale del modello si può diminuire lo spessore dei parafanghi con della carta vetrata a grana sempre più fine, sino ad arrivare ad uno spessore accettabile.
La marmitta andrà lavorata con una fresa ed andrà forata all’uscita come del resto le canne dell’armamento.
La torretta ha bisogno di un po’ più di cura. Per prima cosa muniamo il pezzo n. 24 del grosso dado del freno del cannone usando un dado preso dalla nostra banca dei pezzi di giusta dimensione, poi renderemo meno spesso il contrappeso posteriore, con l’aiuto di una lima quadra, togliendo plastica sino a che la torretta giri bene sulla sovrastruttura.
Come anticipato, abbiamo sostituito l’antenna, tagliando il pezzo, sostituendo l’antenna o con dello sprue filato o con filo di rame teso, ma tenendo le parti finali. Ora che il modello è quasi finito, leviamo con molta cura i pezzi n. 18 (il gancio di traino) ed i due ganci a corna di bue n. 27 che andranno lavorati eliminando i segni dello stampo, dove ci vuole anche un po’ di stucco per rendere più omogeneo l’innesto nel kit.
Per i due limitatori d’ingombro è meglio incollare i pezzi e levare poi le due aste sostituendole con due pezzetti di sprue filato di dimensioni adeguate alla scala, le due palline sono due gocce di colla per plastica. Secondo noi, è preferibile montare le ruote in seguito, dopo la verniciatura. Ci si prepara meglio ad essa passando sul modello con una fresetta montata su trapanino ed usata a bassa velocità per rendere leggermente ruvida la plastica: ne risulterà un buon ‘‘effetto metallo’’ per le corazze.
Si lava poi il modello con un po’ d’acquaragia che oltre a pulire migliora l’effetto della successiva verniciatura.


Vista laterale del modello dell’AB 41


Date le dimensioni, useremo il pennello ma ciò significa che si dovrà usare un colore molto diluito, in questo caso Humbrol Matt 81 al 20 %, il resto è acquaragia, se necessario con più mani, applicate con calma e dopo aver lasciato asciugare ciascuna per almeno 24 ore.
Per le ruote, può essere che ci sia da togliere un po’ di materiale in più dall’interno mentre una leggera passata di carta vetrata migliorerà la superficie. L’invecchiamento non è altro che un lavaggio di colori ad olio diluiti col petrolio, vanno bene il nero per le griglie del motore ed un bitume per la blindo, la marmitta invece è stata trattata con acquerelli nero e marrone nonché Terra di Siena bruciata.
Ad asciugatura avvenuta, si torna agli acquerelli, con una miscela di bianco, marrone ed ocra ed una punta di rosa che, applicata a pennello secco, permette di evidenziare spigoli e sagoma del veicolo. Per conservare meglio il kit nel trasporto, è stata recuperata una vetrinetta in plexiglass della serie Dragon da collezione ma per renderla diversa da tutte le altre ho steso un nuovo terreno su quello già stampato, usando del Das. Prima però, direttamente sul terreno stampato va steso del Bostik mescolato a pietrisco e sabbia, perché il Das si aggrappi meglio.


Vista di tre quarti anteriore del modello dell’AB 41


Si stende poi una miscela di colla vinilica, sabbia fine, giallo ocra e marrone ad acquerello. Dopo due giorni si può lumeggiare a pennello secco il terreno con una miscela – sempre ad acquerello – più chiara. Un ultimo lavaggio, leggero, col petrolio ed una punta di color seppia ad olio e l’inserimento di un vecchio cartello stradale, ed è tutto pronto.
Una considerazione che ne riassume più d’una è che, essendo un modello d’ottimo realismo finale e di facile assemblaggio, è molto adatto anche ai modellisti alle prime armi.
Il soggetto, peraltro, è tra quelli italiani più interessanti anche per gli appassionati stranieri e non resta che augurare alla Doc Models il successo che giustamente merita. Per noi, ormai votati alla scala 1.35, è stato anche come tornare un po’ ragazzi, ai tempi delle medie, ai primi kits in scala 1/72 che ci hanno infuso la gran passione per i mezzi militari del periodo 1939-1945.

Andrea e Antonio Tallillo

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AGGIORNATO IL 24.07.2020

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