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  sabato 19 agosto 2017 I CARRI E I MEZZI MILITARI FINO AL 1939 * AUTOBLINDO AUSTIN PUTILOV, Sparta Modellbau 1/35 Registrazione 
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AGGIORNATO IL 7.11.2015

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 AUTOBLINDO AUSTIN PUTILOV, Sparta Modellbau 1/35 Riduci

AUTOBLINDO AUSTIN PUTILOV

Sparta Modellbau, 1/35

Fra i vari modelli di mezzi militari in resina che ho assemblato in questi anni, quello della Sparta Modellbau che vi propongo ora è senza dubbio il più completo a livello di dettaglio.Unico neo, ma qui si va a gusti personali, è la mancanza di interni. Per ovviare alla carenza vi sono due strade obbligate: o il rifacimento completo, con modifiche che con un modello in resina risulterebbero colossali; oppure, l’assemblaggio da scatola, cosa che, visto il livello di dettaglio del kit, non fa certo gridare allo scandalo.


Il modello dell’Autoblindo Austin-Putilov
costruito da Massimo Bersan.


Le istruzioni sono molto scarne, ma comunque di facile interpretazione; questo grazie anche alla particolare scomposizione del kit e ai pochi pezzi da montare. In pratica: corpo macchina, telaio con riproduzione del motore-cambio solo per quanto riguarda la parte inferiore, sospensioni, tutti in corpo unico, quattro torrette, con opzione per applicazione delle mitragliatrici pesanti o leggere. Per finire, i dettagli esterni, quali: parafanghi, fanali, maniglie. Personalmente, dopo un’ attento esame del lavoro da svolgere, ho scelto la via del’assemblaggio da scatola visto anche che le modifiche che avrei apportato sarebbero state minime.
La resina và accuratamente lavata e sgrassata per poi passare all’incollaggio della parte inferiore con lo scafo superiore. Va controllata, costantemente, la simmetria del modello stesso, pena dover intervenire nel momento cruciale dell’assemblaggio finale. Quando tutto è risultato a posto, sono passato all’ applicazione dei dettagli esterni, tralasciando i più fragili da dipingere a parte e da assemblare praticamente a modello finito.
La verniciatura è quella con la solita tecnica oramai messa in pratica da quasi tutti i modellisti. Beh il fondo… si sa!!!, ( vorrei vedere chi non lo usa prima di verniciare un modello); poi ho steso una mano di verde scuro 91 a smalto della Humbrol, tonalità che si presta bene per i passaggi successivi. I miei tempi lavorativi non sono certo rapidi perciò il colore resta a riposo anche una settimana. In questo modo però si ottengono due cose positive: la perfetta asciugatura del colore e la perfetta presa per i passaggi successivi di chiaro-scuro. A seguire, dunque, con il colore di base ho iniziato delle lumeggiature schiarite con del bianco ad olio, insistendo soprattutto nei spigoli vivi e rilievi, cosa di cui il modello è molto ricco.
A questo punto ho messo le decals.


Vista di tre quarti del modello dell’Autoblindo Austin-Putilov
costruito da Massimo Bersan.


Inoltre, per accentuare la “profondità”, dopo i lavaggi a olio a pennello, ho voluto provare la tecnica dei filtraggi stesi ad aerografo. Ho così alternato colori a olio con smalti della AK, diluiti anche al 90% , ma NON con acquaragia o altri diluenti strani, bensì con il diluente della Humbrol, addirittura addizionato tra un passaggio e l’altro con delle dosi di trasparente opaco, sempre della medesima marca. Stesi alla sera (la notte porta consiglio oltre che far riposare), il giorno dopo, o meglio la sera dopo, si ha il modello pronto per l’invecchiamento finale. Incollato su una base di legno trattata con vernice color ciliegio, dopo quattro mesi di lavoro il modello era bell’e pronto finito.
La documentazione bisogna estrapolarla da Internet, dove troviamo, su Wikipedia, tutta la storia della vita operativa di questo mezzo. Si vuole che esso sia stato usato prevalentemente dai Russi che ne acquistarono la licenza per riprodurre questo mezzo oltre a quelli forniti dagli Inglesi (da qui il nome Austin Putilov).


Un’immagine d’epoca di un’Autoblindo Austin-Putilov.


Personalmente, avendo in mano tre diverse versioni di decals, ho optato per il mezzo usato dagli Inglesi che lo fecero debuttare nella battaglia di Amiens con buoni risultati, per l’epoca. Ecco perché, il mezzo da me assemblato, riporta le ruote posteriori gemellate (recuperate dalla mia “banca pezzi “ rimasuglio di un vecchio kit Criel e adattissime allo scopo). Infatti, da foto d’epoca risulta che i mezzi dati in uso agli Inglesi adottassero questo tipo di ruote, non dimenticando comunque che il telaio era derivazione di un autocarro. Oltre Internet, mi sono venuti in aiuto anche gli amici modellisti: è bastato dire cos’avevo in cantiere (sempre disponibili, specie se si tratta del periodo ora tornato di “moda “ cioè la Grande Guerra), che mi hanno coperto di foto utilissime alla causa. Per questo sento senz’altro il dovere di ringraziare gli amici Tallillo, sempre prodighi e disponibili a ogni mia richiesta.

Massimo Bersan



AGGIORNATO IL 10 GIUGNO 2014

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AGGIORNATO IL 10.06.2017

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