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A.C.W. - FANTE CONFEDERATO 1864

42° RGT NORD CAROLINA Una delle pagine più oscure della Guerra di Secessione fu quella dei campi di concentramento sia nordisti che sudisti.
Inizialmente, i prigionieri di guerra vennero rinchiusi in alcuni Forti, poi in prigioni normalmente riservate ai criminali o in edifici adattati allo scopo. Ma il numero dei prigionieri cresceva di continuo e così si finì per ammassarli in desolati appezzamenti di terreno circondati da palizzate.


Un’immagine d’epoca del campo di concentramento di Salisbury.

In uno di questi veri e propri campi di concentramento dell’Unione (Camp Douglas, Chicago), nel solo mese di febbraio 1863, morirono 387 prigionieri su 3.884 (cioè circa il dieci per cento).
E in meno di un anno ad Andersonville, forse il campo più malfamato dei campi “sudisti”, un terzo dei più di 30.000 prigionieri che vi erano stipati morì di stenti, di malattie infettive o venne ucciso nel corso di disperati tentativi di fuga.
Il dottor Kerr, membro dello staff medico del campo, scrisse: “Causa affollamento, sporcizia, denutrizione e sconforto, la condizione fisica dei prigionieri era così precaria che la più piccola abrasione della pelle, per un graffio, per gli effetti del sole, o per la puntura d’un insetto, poteva degenerare rapidamente in spaventose ulcerazioni e cancrena”. Naturalmente, le guardie (poco più di duemila) vivevano nell’incubo di una sollevazione e aprivano il fuoco al minimo pretesto.
Uno dei campi sudisti, l’unico del North Carolina, fu quello di Salisbury, fondato il 2 novembre 1861. Consisteva in una superficie di 16 ettari e all’interno vi erano diversi edifici di mattoni rossi oltre alla Casa del sovrintendente e un negozio. La “custodia” di tale campo era affidata a delle guardie reclutate, di solito, fra gli uomini non ancora del tutto abili per essere impiegati al fronte. In particolare si trattava di soldati convalescenti da ferite non troppo gravi… Ma vennero anche impiegate unità ancora non sufficientemente organizzate per l’impiego contro il nemico. Per un certo periodo, ad esempio, furono impiegati gli effettivi del 42° North Carolina Infantry in attesa di poterli integrare con i resti di altri reggimenti.
Le guardie portavano pantaloni in color grigio o butternut regolamentare e una corta giacchetta grigia, ma cappelli, scarpe, soprabiti era di qualsiasi tipo si potesse trovare. Infine, molti di loro non erano certo molto più felici dei prigionieri di essere destinati a fare la guardia. Eccetto per il fatto che erano armati, molti sarebbero potuti essere dall’altra parte della staccionata.
Per ricordare uno di questi soggetti, la Masterclass ha riproposto poco tempo fa, nella serie Déjà vu (originariamente si trattava di un pezzo della EMI Cod. COL09), un figurino (cod. EFDV5404) in 54 mm., veramente molto bello e splendidamente realizzato. La fusione non presenta alcun segno di giunzione e i dettagli sono accuratissimi con una nota di merito per il viso e il fucile…
L’idea, allo scultore G. Russo, dev’essere senz’altro venuta guardando il disegno di Mark Holt apparso sul volume ‘’The Fighting Men of The Civil War’’ della Salamander Press.
Il figurino consta di 5 pezzi per il corpo (busto con mantello, gambe, testa, cappello e mano sinistra con fucile). Vi sono poi il fodero con la baionetta, un coltellaccio e una tazza (questi ultimi due dettagli io non li ho usati…) e la basetta su cui si trova anche un tronco di albero…


A sinistra il disegno di Mark Holt a destra il figurino di Flavio Chistè.

I vari pezzi si montano senza nessuna difficoltà e la pittura è assolutamente agevole non presentando momenti di particolare disagio o punti difficili da raggiungere.
Per quanto riguarda la mia realizzazione ho voluto attenermi, nella pittura, proprio alla tavola di Holt che mi piaceva da morire… Dunque, ho utilizzato per dipingere la coperta, tutta la scala dei blu acrilici della Vallejo, partendo da una base nera su cui ho effettuato una serie di schiarimenti successivi con i vari Prussian Blu 70965, Intense Blu 925, Dark Blu 930 e Flat Blu 962.
Per i pantaloni ho invece utilizzato come base l’Andrea Blu 70841 desaturandolo con grigio medio e schiarendo molto con azzurro Sky blu 961 e bianco, mentre per le ombre ho utilizzato il Field Blu 964. La camicia è nel consueto grigio medio unionista.
Due parole sull’ambientazione… Vista la coperta portata sulle spalle ho immaginato il “nostro” nel suo giro d’ispezione dopo una breve nevicata. La basetta è del tutto nuova rispetto a quella fornita dal kit, realizzata utilizzandone una pre-preparata della Model Scene (cod. F603) su cui ho applicato la neve della Prochima.
Soggetto decisamente insolito e assolutamente divertente da dipingere. Consigliato anche per il rapporto qualità/prezzo (pari a 29,90 € a catalogo nel gennaio 2012).

Flavio Chistè

PUBBLICATO IL 25 MARZO 2012

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