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  mercoledì 22 novembre 2017 I FIGURINI * INCONTRO CON IL PIGI LO STAMPISTA Registrazione 
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AGGIORNATO IL 7.11.2015

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 INCONTRO CON IL "PIGI" LO STAMPISTA Riduci

 

 

INCONTRO con il Pigi (al secolo, Giorgio Pasut)



Proponiamo ai nostri lettori una simpatica intervista con uno degli stampisti italiani di figurini emergenti. Come si potrà notare, si tratta di una persona, non solo molto capace e dalle idee già molto chiare, ma nient’affatto “gelosa” dei propri metodi o supponente. Questo ci aiuterà a capire meglio cosa c’è dietro alla realizzazione dei figurini che così tanto ci colpiscono quando vediamo le splendide box-art delle confezioni di soldatini.
A proposito di Giorgio Pasut, la recente apparizione nel catalogo Royal Model di due busti, un carrista italiano e un ascaro eritreo, ci ha piacevolmente sorpreso.. Di queste due realizzazioni che, tra l’altro, sono rimbalzate recentissimamente sul seguitissimo sito australiano “Perth”, abbiamo avuto il piacere di vedere, in anteprima, i master in una delle vetrine della seconda edizione della Mostra di modellismo al Circolo Ufficiali di Verona, in Castelvecchio, poco più di un anno fa.


I due busti pubblicati da Royal Model

Ma ancor prima, nel giugno 2005, abbiamo incontrato il loro autore, Giorgio Pasut, giunto alla ribalta delle cronache modellistiche già in occasione della 1a Mostra Concorso organizzata al 132° Carri in quel di Pordenone.
Felici di vedere emergere un nuovo scultore, che va ad aggiungersi alla già lunga e consolidata schiera della ‘scuola’ italiana, abbiamo dunque ben volentieri fatto due chiacchiere in amicizia, spinti a ciò dalla curiosità e facilitati in questo dalla simpatia e disponibilità di uno come il Pigi, che, da umile e tenace friulano sa di valere ma non lo ostenta affatto.

Cominciamo con le presentazioni.
Ciao Giorgio, come va?”

- Ciao, va bene, grazie! Saluto idealmente i lettori di questo sito che, assieme al Notiziario Modellistico del Gruppo, fa, ormai da tempo, molto per accrescere la cultura del figurino e lo studio delle uniformi e del costume militare.
Per cominciare, perché questa passione per i figurini?
- I figurini ormai suscitano interesse e sono popolari anche fra le più svariate categorie di persone in quanto ognuna vi può trovare i propri agganci culturali. Chi ha interesse per la storia del costume troverà, riprodotti fedelmente, capi di vestiario ormai comuni e storici come la cravatta o il trench per esempio, nati per la vita militare ma che sono passati alla grande al mondo “civile”.
Ma ci sembra di vedere maggiormente, nelle tue realizzazioni, l’ interesse per la Seconda Guerra Mondiale
- Si, è vero, almeno attualmente. E’ un periodo “semplice” per le uniformi ma che vede ancora la presenza di elementi tradizionali nella storia del figurinismo militare. In questo senso sono attirato anche dal primo periodo della Grande Guerra, con l’ultimo fiorire delle uniformi classiche, piene di colore. In entrambi i casi, sono periodi molto documentati, con una ricchezza di fotografie e notizie che mi aiutano molto nella realizzazione dei dettagli. Ammetto anche di avere un debole per le truppe coloniali italiane; quel settore spazio-temporale ha senz’altro un posto rilevante nei miei progetti.


Un figurino realizzato da Giorgio Pasut

Per le tue realizzazioni preferisci la resina o il metallo bianco?
- Mah, per molto tempo il figurino classico non e’ stato degnato di considerazione se non era stampato in metallo bianco. Parallelamente sono sempre esistite confezioni in plastica, usate più per diorami che per rappresentazioni singole. La resina ha in se numerosi punti di forza, come la facilità di costruzione, la stabilità della pittura nel tempo - mai sentito parlare di affioramenti su pezzi dipinti in metallo bianco?- e, per quanto riguarda la produzione in senso stretto, è innegabile l’elevato grado di definizione che si può ormai raggiungere anche con questo tipo di prodotto. Inoltre, un soggetto in resina è sicuramente meno impegnativo da realizzare in ragione del numero minimo di tiratura. Questo permette di proporre un numero sempre maggiore di soggetti da parte delle case produttrici. Per tutti questi motivi preferisco la resina. Spero anche di vedere, soprattutto nelle scale più classiche come il 54 mm, sempre più soggetti stampati in questo materiale.
Avrai un qualche scultore di riferimento…
- Arrivo buon ultimo, sulla scia di giganti come Pranzetti e Chiappa, ma mi affascina questa commistione fra il tocco dell’artigiano e la tecnologia; certi loro exploits lontani da noi e irripetibili oggi come oggi, sarebbero alla portata di molti scultori, a patto che avessero amore e costanza per quello che stanno facendo. Comunque, nell’approfondimento della storia e delle uniformi ho avuto molte utili suggestioni e suggerimenti dall’amico Piero Compagni (ben conosciuto dai Soci del G.M.T., in quanto valido collaboratore del Notiziario, NdR). L'elenco potrebbe poi continuare all'infinito, citando nomi che tutti coloro che si occupano di soldatini ben conoscono. Diciamo che osservo attentamente il lavoro degli altri, in costante confronto col mio; ciò mi da sempre nuovi stimoli per crescere.
Come sei nato scultore di figurini?
- E’ fin dalla tenera età che in me è nato l’interesse per l’uniforme e per tutto quel che è rappresentato dalla storia militare. Ho cominciato con l’essere colpito dai colori e dall’aspetto delle uniformi, ma poi non mi bastava. Mi domandavo com’erano fatte le uniformi e chi erano i soldati che le vestivano e dove erano state usate… Da lì sono partito con un cammino personale di autoformazione, a volte difficile. In Italia stiamo arrivando con un certo ritardo a coltivare la passione per l’uniformologia. Solo ora c’è una certo aumento dell’interesse e, finalmente, non ci si vergogna di appassionarsi alla materia, per riunirsi, conoscersi e farsi conoscere.


Due busti “grezzi” di Giogio Pasut

Nelle tue realizzazioni procedi anche d’istinto o sei un tipo metodico?
-Premesso che non esiste il metodo infallibile per ottenere un buon risultato, io uso un metodo un po’ insolito. Dopo aver raccolto il maggior numero di informazioni possibili sul soggetto che intendo realizzare, decido la posa che dovrà assumere. Anche se il soggetto va "vestito" totalmente, trovo che sia un grave errore scolpire direttamente gli abiti; ogni bel soggetto ha sotto i propri panni una bella anatomia. Se la posa da raffigurare è abbastanza canonica, per accorciare i tempi, attingo le parti direttamente dal mio parco stampi per ottenere una copia anatomica nuda. Diversamente, per pose più dinamiche preferisco partire dal filo di ferro. Uso una tavola di uno scheletro anatomico che ho debitamente scalato nelle misure che più uso (1:35, 54mm, 90mm e 120mm.) sagomando il filo di ferro su di essa. Faccio poi assumere allo scheletro la posa che m’interessa. Può sembrare difficile far "posare" del filo di ferro ma vi assicuro che con la pratica non si vede più il filo di ferro ma i volumi muscolari veri e propri. Sviluppo quindi i volumi base con del mastice da marmista (lo stucco per carrozzeria va bene uguale); materiale che mi permette di arrivare a una bozza del corpo in tempi rapidi. Inoltre, avendo questo materiale la consistenza della pietra, esso fissa definitivamente il filo di ferro. Tutto il resto lo faccio con il Magic Sculpt. Definisco per primo il corpo che mi da’ subito la tensione che cerco; mi entusiasmo sempre ogni volta che creo una nuova postura. In questa fase monto sul corpo una "testa base" che , a conti fatti, è quasi un teschio. Quando sono soddisfatto del corpo, a parte, lavoro sulla testa. Già qui per coloro che creano dei soggetti master, quelli che andranno poi replicati, inizia lo studio della suddivisione. Per motivi tecnici è sconveniente stampare un figurino intero, bisogna quindi programmare fin da subito una certa scomposizione. Un classico è separare testa e corpo, ecco perché li lavoro distintamente. Spesso si dividono poi le braccia ma anche mani o in casi estremi anche le gambe.


Le prime fasi di lavorazione di un figurino

Qualche “trucchetto” si usa già in questa fase…
- Eh, si! Cerco di tenere sempre sotto controllo le proporzioni; ci sono dei punti chiave che servono da riferimento: i malleoli delle caviglie le ginocchia, le creste iliache, l’ombelico, le spine delle scapole. Con un balustrino comparo costantemente la tavola anatomica con il pezzo. Se comunque il figurino sarà completamente vestito non andrò troppo a dettagliare l'anatomia, ma il corpo si deve leggere chiaramente e senza incertezze. Imperativo è realizzare anatomie magre, visto che lo spessore dello stucco per ‘vestirlo’ gonfierebbe eccessivamente un corpo ‘normale’. A titolo di cronaca , chi volesse seguire più a fondo le fasi del mio lavoro può seguire – e partecipare attivamente – al mio blog http://pasutmodel.blog.aruba.it.
Qual è la fase che Ti appassiona di più nella scultura?
Personalmente sono affascinato dallo studio dell'anatomia. Negli anni ho imparato ad osservarla come una meravigliosa macchina dalle infinite possibilità espressive. Questo mi porterebbe a rispondere che la fase che più mi appassiona è proprio quella dello studio; ma è innegabile che una grande pulsione ce l’hai quando passi a creare l’uniforme, ciò che dà al soggetto il suo aspetto definitivo e te ne consente la materializzazione. Personalmente, nella fase ‘vestizione’, divido il lavoro in vari ‘step’ che mi permettono di controllare con calma e rifinire piccole zone, una alla volta, raggiungendo un livello quasi finito. Comunque, a questo modo di lavorare ci sono arrivato un po' alla volta, perchè effettivamente è difficile finire, per esempio, un pantalone sinistro quando tutto il resto del corpo e nudo. Devi avere ben in testa i volumi e il risultato finale che vuoi ottenere.


Arricchimento del modello

Le pieghe, croce e delizia degli scultori …
- Non si può negare che siano uno dei campi di prova delle nostre abilità. Un grande aiuto te lo può dare la documentazione storica, ma vi confesso che, per vedere come cade un vestito in una determinata postura, faccio delle foto a dei manichini (il mio preferito è il mio vicino di casa) con abiti improvvisati ma della stessa consistenza della divisa che sto realizzando. In ogni caso, il segreto è quello di osservare molto e di capire il perchè una piega cade in un certo modo piuttosto che in un altro; ecco perché insisto che l’anatomia fatta in precedenza è fondamentale.
E poi?
- Solitamente per ultimo ’vesto’ le braccia, che quasi sempre sono separate dal corpo, e tutti i dettagli: buffetterie, lacci, bottoni, fibbie; tutte parti che, se fatte prima, a furia di toccare il pezzo, finiscono con l’arrotondarsi e perdere di definizione.
E per i busti, invece?
-Un bel po' di lavoro risparmiato. Scherzi a parte, qui, chiaramente, viste le dimensioni, quello su cui ci si deve concentrare maggiormente è l’espressione e la caratterizzazione del volto. Scolpirlo in modo che risulti espressivo e non come quello di una statuetta non è sempre facile. Consultando fotografie d’epoca, ma anche con la semplice osservazione quotidiana, si possono trovare ‘facce’ interessanti ovunque. Fisso una testa base (che poi è una sorta di teschio) su di un apposito supporto e comincio con la modellatura vera e propria. Per prima la fronte, con l’arcata sopraciliare, per poi inserire nelle orbite due palline di stucco (gli occhi). Stendo poi con la spatolina dello stucco ricavandone delle strisce dalle quali ricavare le palpebre, da fissare e raccordare con aghi a punta tonda. Mi piace partire dagli occhi, che sono la vera anima dell’espressione. Un altro pezzetto di stucco, con due palline ai lati, sarà il primo impianto del naso, che segue a ruota. Per ultima, la zona delle labbra e del mento, mentre le orecchie possono essere lasciate per ultime, fatte a parte e unite con un velo di stucco al viso. In ogni caso, lo studio dell'anatomia anche per il volto è fondamentale. A tal proposito, tra i tanti ottimi libri in circolazione mi sento di consigliare ‘Struttura Uomo’ 1 e 2 ed. Neri Pozza; forse un po' tecnico, ma eccezionalmente esaustivo.


Lo splendido risultato finale

Fai parte della ‘setta del Milliput’
Per anni ho lavorato esclusivamente con il Milliput standard; personalmente, il bianco l’ho sempre trovato un po' terroso. Indubbiamente il Milliput ha caratteristiche tali, come l’estrema durezza una volta catalizzato e la possibilità di lisciarlo da fresco con acqua e pennelli, che lo rendono uno tra gli stucchi che più ho amato, Ma come ho detto, ultimamente uso quasi esclusivamente il Magic che racchiude in parte le caratteristiche del Milliput, avendo però una pasta che permette di spingersi più in profondità nel dettaglio…
Cosa farai, da grande?
- Dopo l’apparizione di mie realizzazioni su prestigiose riviste nazionali di modellismo, ho avuto ancora più stimoli a proseguire, compatibilmente con la vita di tutti i giorni, nella collaborazione con ROYAL MODEL. C’è, tanto per non smentirsi, molta carne al fuoco, ma mi piacerebbe poter continuare con la tematica del Regio Esercito. A mio parere, infatti, nonostante produttori italiani coraggiosi sfornino di continuo figurini molto validi, c’è ancora molto da fare nel campo della Grande Guerra, per esempio. Sono appena passati i 90 anni dalla fine del conflitto e l’argomento è ancora tutto da sfruttare. Ultimamente, poi, ho fatto qualche deviazione nel mondo dei cartoon, collaborando con fumettisti di fama internazionale. Devo dire che ogni tanto lasciare l’impegnativo mondo dell’uniformologia per un più rilassato mondo dei personaggi di fantasia, mi sta dando grandi soddisfazioni e mi permette di ritornare ai soldatini con rinnovata energia.
Qualche consiglio, per chi volesse seguiti?
-Personalmente, prima di cimentarmi nella scultura ho dipinto molto. Questo probabilmente mi ha permesso di comprendere al meglio il successivo passaggio alla scultura. In ogni caso è inevitabile passare fasi di incertezza e di profonda frustrazione, momenti nei quali sei prossimo a buttare tutto nel secchio, attrezzi compresi. In quei momenti, il notare i propri limiti incoraggia a spingerci in avanti; la continua sperimentazione è la sola strada che conosco per una continua evoluzione.
Chi vuoi ringraziare, in particolare?
- Tutti gli amici modellisti friulani e veronesi, che mi hanno sempre dato una mano quando serviva e mi hanno sempre incoraggiato a proseguire, nonostante tutto. Doveroso è poi ricordare il mio mentore Pietro Compagni, che mi ha contagiato con il ‘virus’ dei figurini e che continua a stimolarmi e ispirarmi con il suo lavoro; le sue tavole sono un vero punto di riferimento nel panorama uniformologico italiano. Ciao!

E con questo Giorgio, che era di scappata a Verona, se ne torna nel suo bellissimo paesino friulano. Restano a riprova della sua creatività, le fotografie unite a questo articolo e la promessa di tornare, non appena possibile, a parlare di figurini e figurinismo su queste ‘pagine’.

Andrea e Antonio Tallillo


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AGGIORNATO IL 6.11.2017

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