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  martedì 19 settembre 2017 I FIGURINI * INTERVISTA CON PIETRO COMPAGNI Registrazione 
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AGGIORNATO IL 7.11.2015

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 TRA STORIA E IMMAGINE - INTERVISTA CON PIETRO COMPAGNI Riduci

TRA STORIA E IMMAGINE
Intervista con Pietro Compagni

di Andrea e Antonio Tallillo
Molti di coloro che sono appassionati di storia e figurinismo non possono che apprezzare il lavoro della piccola schiera di illustratori italiani che da anni lavorano al tema, sulle orme del Cenni e del Fattori, di Beltrame e dei Del Giudice.
Le infinite sfaccettature della passione per le uniformi sono profonde e misteriose, coinvolgendo vari interessi e livelli. Forse un compito da antropologi e psicologi, che hanno provato, a volte partendo da premesse sulle quali non si può che essere d’accordo, a spiegare l’arcano.
Dal canto nostro, la risposta – o una delle risposte – è il semplice amore per la Storia e la voglia di tramandare le vicende di uomini e soldati che sono venuti prima di noi, proprio partendo dalle loro uniformi e relativi dettagli. Anche fissare sulla carta o su tela le uniformi del tempo ha ormai una storia secolare, e la schiera di chi ha apprezzato ed apprezza le illustrazioni è ben lunga, noi siamo solo gli ultimi. Ora come ora, le più giovani generazioni di figurinisti hanno forse perso il gusto della tavola d’illustrazione, prese come sono da fotografie e video, ma una buona tavola, stampata in grande ed incorniciata, sarà sempre uno dei migliori elementi d’arredamento del nostro angolo modellistico.
Umanamente, si tende a preferire la combinazione di toni e colori di un’illustrazione, anche se la fotografia ha, beninteso, i suoi pregi a livello documentale.
Ebbene, uno dei più validi illustratori italiani dei nostri tempi lo conosciamo da vicino, visto che ci onora della sua amicizia.



Pietro Compagni ritratto in occasione della sua visita
alla Mostra del Trentennale del G.M.T.
mentre presenta i suoi lavori.



Era già molto quotato quando, a metà degli anni ’80, ci siamo incontrati nella solare Bologna – auspice uno dei pionieri del modellismo italiano, il titolare del 94th Squadron, per parlare di figurinismo e sondare le possibilità di creare una federazione di figurinisti.
Non ci fu il colpo di fulmine ma c’erano già le basi per un saltuario scambio d’informazioni.
Poi, durante il lavoro preparatorio del nostro primo libro col G.M.T., abbiamo proposto il Pietro – che intanto aveva aggiunto al suo curriculum di esperienze e collaborazioni, nel 2002, il prestigioso impegno al Museo della Battaglia ed al Sacrario Militare di El Alamein, in Egitto, per conto dello Stato Maggiore Difesa – per la tavola di copertina, ovvero il biglietto da visita del libro.
La collaborazione col G.M.T. si è poi estesa e – compatibilmente con gli altri impegni – continua con reciproca soddisfazione.
Pietro ora è preso - come tutte le persone di valore – da più di un lavoro: continua la collaborazione con la Rivista Militare, fresca di tavole sui garibaldini (2007) e sugli artiglieri d’Italia (2008), va avanti con l’impegnativo lavoro per il 5° volume della serie Soldati d’Africa (ricordiamo che il 4° volume è uscito alcuni mesi fa) e, more solito, ha molto altro in previsione.
Dei tanti libri che lo hanno visto protagonista per il lato iconografico, i due titoli usciti per la ITINERA PROGETTI di Bassano rappresentano, finora, il ben centrato obiettivo per gli appassionati di storia e di modellismo, un ben riuscito mix di testo, fotografie e tavole d’illustrazione. Specie il secondo ‘‘I bersaglieri 1836-2007’’, realizzato a quattro mani con il suo grande amico, il Generale Luigi Scollo, attuale comandante della Brigata Garibaldi. Il volume, costato anni di paziente lavoro, riguarda uno dei corpi più cari all’immaginario collettivo ed evidentemente nelle sue corde più di altri, ha colto nel segno.
Ormai, col Pietro c’è una rapporto di collaborazione, ma anche e soprattutto umano, si parla delle stesse cose e la sintonia è grande, così ci permettiamo, senza tanti preamboli, di coglierlo di sorpresa con una raffica di domande, in occasione dei complimenti per le due bellissime tavole proposte sul terzo Notiziario GMT di quest’anno e per il niente affatto rituale ‘’in bocca al lupo’’ per la sua mostra al chiostro della Biblioteca Oriani di Ravenna che è partita il 19 novembre u.s.-

Ciao Pietro, come va?
Bene, ragazzi, sempre in mezzo a mille impicci, meno male che da un po’ c’è la pensione, sono un ex insegnante di Discipline Pittoriche ma disegnatore a tempo pieno, spero!

Che strano, anche il Flavio ha passato il traguardo della pensione…un complotto?
No, tranquilli voialtri giovanotti e tutti i lettori del Notiziario G.M.T. che saluto caramente, non c’entrano i Servizi Segreti, è solo che siamo più o meno coetanei. La generazione è quella delle bellissime riviste ‘’Modelli Militari’’, ‘’Storia Modellismo’’ e dei primi libri della Osprey… per essere chiari, è solo una questione di anagrafe, semplicemente.

In effetti, in quei tempi il virus dell’uniformologia ci colpiva principalmente per via cartacea!
Ma non solo, bastava un quadro, un film o un libro per innescare il meccanismo delle associazioni mentali e da lì a voler buttare giù uno schizzo il passo era breve, a costo che non fosse molto preciso. Ora invece si passa diverso tempo nella preparazione e si parte comodamente da fotografie, reinterpretandole alla luce delle nostre conoscenze e delle circolari ma non tralasciando alcun elemento d’altro tipo. Un po’ più di cura, insomma, nel trasporre i dettagli rispetto ad anni fa, pur persistendo, innegabilmente e frequentemente, qualche dubbio.



Una ‘’Camicia Rossa’’ garibaldina
disegnata da Pietro Compagni
per l’ultimo numero del nostro ‘’Notiziario’’.



Ma la tua non sembra una tecnica troppo meditata…
E’ un complimento! Infatti il lavoro di preparazione non deve pesare sulla tavola finita, perché si correrebbe il rischio di diventare legnosi. Bisognerebbe essere ‘’leggeri’’ come il Cenni, ma precisi come un ‘’fotografo documentarista’’, cogliendo il meglio dalla tecnica di entrambi per non produrre tavole che sembrino una pessima fotocopia a colori.

Infatti alcuni dei tuoi disegni abbiamo scoperto da quali foto sono stati tratti ed il risultato è molto godibile anche se preciso nella stesura. Merito delle tue tecniche?
Più modestamente, l’esperienza si sposa bene ad una buona documentazione. Se non disponessi di un buon archivio d’immagini, hai voglia ad essere bravo! Anzi, più immagini insolite avrò a disposizione, più potrò ricostruire uniformi fuori dal comune, senza andare troppo nello speculativo. Per la tecnica, poi, confesso che lavorare da decenni nel campo della pittura, del disegno e della grafica, aiuta non poco.

A questo punto, ci viene la curiosità di sapere un po’ meglio come operi!
Premesso che non ci sono troppi segreti a monte, mi riallaccio a quanto ho appena detto. Procedo col metodo ‘’artistico’’, quasi accademico, oserei dire. Schizzi a matita, ricerca delle giuste posture e via dicendo. Ad esempio, mi accanisco nella ricerca degli atteggiamenti dei miei personaggi, perché tutti noi sappiamo che, nel tempo, sono cambiate le configurazioni fisiche del corpo, come pure il modo di muoversi, di stare in posa, di gesticolare… Provate a pensare ad un legionario romano in Gallia, che marcia o consuma il suo ‘’rancio’’ con su la lorica, oppure un artigliere del ‘700 infagottato nella ‘’velada’’ di panno pesante che armeggia attorno al suo pezzo, o ancora al meharista ‘’in bianco’’ che sfila ai Fori imperiali, impettito ed orgoglioso. Altro esempio, confrontare le foto (dico le foto) del garibaldino e del confederato secessionista, con il fante italiano o serbo o britannico della 1ª G.M., o ancora con il bersagliere dell’11° a Nassirija o un marine U.S.A in Afganistan. Avremo tre atteggiamenti diversi su tre tipi di strutture fisiche differenti, anche se sono trascorsi in tutto circa 150 anni. Mi sono spiegato? Poi c’è il discorso su come vestirli, per farli diventare credibili, corretti uniformo logicamente e gradevoli all’occhio. E’ doveroso per me affermare che questi (ed altri) segreti, mi vengono da quelli che considero i miei maestri, e non solo per quello che riguarda la realizzazione dell’immagine, il figurino, ma per il modo di pensare l’uniformologia, di effettuare le ricerche e di metterle a frutto. Sto parlando dei grandi Piero Crociani, Andrea Viotti e di Massimo Brandani che purtroppo non c’è più. Questi Amici hanno realizzato memorabili opere in campo uniformologico, conosciutissime da chi è pervaso dalle nostre comuni passioni, soprattutto fra quelli di noi più avanti con gli anni. Posso dire che, se non avessi avuto la fortuna ed il piacere di frequentarli a partire dagli anni ’80, forse oggi non potrei fare quello che faccio. Da veri Maestri, mi hanno aiutato, consigliato, incoraggiato e motivato!

Non è solo un fatto d’ispirazione, allora …
Decisamente sono convinto che l’ispirazione non basti o, per lo meno, credo che non sia sufficiente per poter completare di getto una tavola se non in qualche raro caso. C’è invece necessità di programmarsi, di fare una scaletta di base prima ancora di andare sul foglio di carta, ferma restando la fase, spesso assai laboriosa, della ricerca del materiale di documentazione.

Nel caso di lavori consistenti?
L’impegno si moltiplica per non ripetersi e trovare tutti i vari dettagli, anche insoliti, tratti da ogni e possibile fonte d’informazione come diari e memorie storiche, note varie, ruolini di reparto, eccetera, sino ad arrivare – non è solo pignoleria – ad esaminare fregi ed uniformi originali, quando possibile. In questo caso si vanno a scomodare gli amici collezionisti di rango.

Qui scatta un lavoro d’equipe o sbagliamo?
Certo che non sbagliate. Non credo ci siano alternative al sano lavoro d’equipe, al quale credo e per il quale ho la fortuna di avere molto aiuto da amici sparsi in tutt’Italia. Tutto può essere utile e tradursi in ‘’tavola’’, magari quando si avrà la possibilità di fissare per sempre elementi che in caso contrario andrebbero dimenticati.

A proposito, come vedi il futuro dell’uniformologia?
Non sono pessimista ma non posso credere ad una sua espansione. C’è ancora molto da fare, scrivere e disegnare e siamo forse gli ultimi a poterlo fare con cognizione di causa. Siamo ancora utili ma già ora non si può più operare da soli, se vogliamo ancora interessare chi ci potrà sostituire. Certo, l’illustratore potrà essere una figura diversa, avrà a disposizione più tecnologia e molto materiale, ma dovrà umilmente rifarsi a chi lo ha preceduto, se non vorrà che il sapore di secoli d’uniformi vada perso.

In questo, altre discipline potranno venire in aiuto, a quanto sembra…
Si, in un’ottica di storia non più patrimonio di pochi e paludati e personaggi, illustrare sarà un lavoro valido se interdisciplinare. Comunque, ci vorrà molto tempo prima che il disegno e il colore siano considerati obsoleti. Attualmente, in molti campi delle attività umane il disegno e l’illustrazione stanno riconquistando un loro spazio, nonostante reiterati tentativi di relegare la creatività dell’immagine allo strumento tecnologico, un po’ troppo freddino a mio modo di vedere.

Forse perché si ‘’soffre’’ di più attorno a matite e pennelli invece che attorno ai vari software?
E’ chiaro, creando con le proprie forze rimane più gusto, applicandosi anche al miglior software, pur mettendo molto di proprio, il retrogusto a volte è quello di una cosa leggermente artefatta, nonostante tutto. Non si tratta di essere tradizionalisti, ma sarebbe un discorso lungo da affrontare e per tagliar corto dico: dove va a finire la ‘’componente emotiva’’?

Un fatto di generazioni, o della nostra generazione, allora.
A volte potrebbe sembrare che la nostra sia una generazione nostalgica, ma credo abbia il merito di portare avanti esperienze e sensibilità che non dovrebbero essere messe da parte, se vogliamo che anche la migliore tecnologia mantenga un’anima, magari senza dimenticare che il computer, visto che di quello parliamo, è e rimane uno strumento, come lo sono l’aerografo, i pennelli e tutto il resto dell’armamentario del disegnatore. Una tavola d’illustrazione deve poter parlare al di là del tempo contingente e, per quanto ci riguarda, appassionare alle uniformi, anche tra qualche decennio o, perlomeno, così mi auguro.



Un ‘’tamburino inglese’’ dell’impresa garibaldina del 1860
disegnato da Pietro Compagni
per l’ultimo numero del nostro ‘’Notiziario’’.



Cosa farai da grande?
Non molto di diverso da quello che faccio, o cerco di fare, ora. Avere più tempo mi metterà meno patemi ma fatalmente mi porrà davanti nuove sfide. I campi sono molti, basti pensare a quando si potrà valorizzare la storia militare dei nostri borghi e delle nostre città, in ausilio ad un tipo di turismo non certo di massa. Come sapete, faccio parte di diverse associazioni storiche. Una in particolare, che si chiama ‘’Agmen Quadratum’’, di cui sono uno dei soci fondatori, si occupa ad ampio spettro di ricerca storica sul campo. Se ne avrò la possibilità continuerò a lavorare ai progetti editoriali con i quali mi sono misurato fino ad oggi, magari dedicandomi a qualcosa di più ‘’mio’’, come il progetto ‘’Museo del Tricolore’’, che porto avanti da oltre venti anni, con il fraterno amico Norino Cani. Forse mi resterà anche un pò di tempo per continuare a scavare nei nostri ancora immensi archivi locali, collaborare per le copertine di kits modellistici, o dare una mano per l’organizzazione di mostre storico-modellistiche…

Però Ti vedremo ancora sulle copertine del Notiziario G.M.T.?
Certissimamente, anzi si potrebbe pensare a qualche altro bell’articolo ‘’di peso’’ coinvolgendo le forze di più Soci contemporaneamente. Anche riscoprire le radici della nostra passione, parlando di argomenti poco trattati, o di vecchi figurini e stampisti, riscoprendo le loro fonti che sono poi le classiche e magari – chi lo sa? – rivedendole alla luce delle nostre attuali conoscenze.

Se Ti confessiamo che, da ‘’carristi’’ puri, siamo arrivati a contare, in vetrina, una sessantina di figurini e-o scenette della prima e seconda guerra mondiale, anche ispirandoci alle Tue opere?
… oltre a dire che mi fa un gran piacere e di continuare così, senza tralasciare beninteso i kits di veicoli militari, non posso che confermarvi il costante trend che so di molti altri modellisti e collezionisti che, magari non conosco di persona, ma che si mettono in contatto con me per chiedermi tavole di figurini o per avere consigli o semplicemente, per farmi avere foto delle loro realizzazioni tratte dalle mie tavole.

Cioè un’evoluzione naturale?
Direi una riscoperta dell’elemento umano che non deve mai mancare. Se accanto alle nostre realizzazioni o, completati a parte, non ci fossero dei figurini, mancherebbe un pezzetto del loro contesto storico. Per di più, nessun museo od amministratore locale affronta a cuor leggero una mostra esclusivamente di modelli militari, invece una carrellata di figurini non ha mai incontrato obiezioni, a quel che mi risulta. Parlo da vecchio ‘’soldatinaro’’, naturalmente.

E’ vero, sono benvisti perché rimandano alle uniformi vere?
Anche, ma più che altro smuovono certi ricordi d’infanzia da un lato e dall’altro sono la fedele trasposizione anche di soldati di reparti ‘’locali’’o addirittura dei soldati di famiglia. Non dimentichiamo che molti di noi hanno indossato una uniforme, magari solo per il servizio di leva, e quasi tutti abbiamo avuto il padre, il nonno e altri avi, indietro nella genealogia, impegnati in eventi bellici con un’uniforme addosso.

Avanti così, insomma!
Si, cerchiamo di continuare ad occuparci dei nostri ‘’soldatini’’ realizzando qualcosa di veramente unico perché emanazione di noi e di quel che siamo. Qualcuno ha scritto che il maggior ostacolo fra noi e le nostre potenzialità siamo noi stessi, ogni volta che lo superiamo diventiamo di più… noi stessi.

Si va un po’ sulla filosofia ma concordiamo… sennò il modellismo e il figurinismo sarebbero scomparsi da un bel po’.
Già, non è facile ipotizzare cosa diventeranno queste due grandi passioni, ma senz’altro i prossimi anni saranno ancora più cruciali ed impegnativi.

Restando invece ai prossimi mesi, sappiamo che sarà anche merito Tuo se nuove iniziative congiunte col G.M.T. andranno in porto…
Me lo auguro di cuore, ma il merito sarà di tutti coloro che credono nel lavorare assieme, di gente così c’è sempre bisogno.

Bene, grazie Pietro > per il tempo che ci hai dedicato, Ti salutiamo con l’augurio di.. buon lavoro!
Grazie a tutti i lettori del Notiziario G.M.T. e a chi gestisce il Sito, anche se, confesso, non sarò un navigatore assiduo per colpa della mia vista. Lunghi anni di utilizzo continuo e costante del computer mi stanno creando qualche problema, per cui devo cercare di preservare i miei occhi per miei disegni, cercando di riservare allo ‘’strumento’’ il tempo indispensabile. Sono comunque convinto che il mezzo sia decisamente efficace e mi auguro che, fra tutti gli utenti, molti siano i giovani che, navigando, possano trarre nuovi stimoli per avvicinarsi al modellismo e magari anche alla Storia.
Buon lavoro a tutti voi.

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AGGIORNATO IL 10.06.2017

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