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AGGIORNATO IL 7.11.2015

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 L'UFFICIALE PILOTA DELLA R.A. (1942) Riduci

UFFICIALE PILOTA
R.A. - 132° Gruppo Aerosiluranti,

Sicilia 1942

Nel nostro piccolo mondo di figurinisti, sempre in continua e veloce evoluzione, è apparso un bel kit che ci lega idealmente agli appassionati di aerei, in una felice commistione che è anche senz’altro una pietra miliare dell’ormai notissimo stampista Nino Pizzicheni. E’ il caso dei due figurini dei piloti italiani Buscaglia e Cimicchi proposti da ‘’La Meridiana’’ e apparsi di recente, che spazzano via ogni altra uscita precedente per la loro ottima fattura.


Il figurino dell’Ufficiale Pilota.


La scelta delle pose è veramente indovinata e non c’è dubbio che i più dotati d’inventiva li disporranno in molte delle possibili ambientazioni tra aviorimesse, fusti di carburante e parti di aereo smontate, oppure più prosaicamente con un po’ di frasche e uno sdraio. Per non ‘’bruciarli’’ subito abbiamo però scelto di finirne almeno uno a parte e torneremo in seguito sull’altro, quello con la tazza in mano, che potrebbe diventare benissimo il figurino di un pilota da caccia.

Due parole sul reparto

Avendo dei lontani trascorsi da ‘’aeroplanari’’ non siamo insensibili al fascino dello S. 79 e di uno dei più intrepidi reparti che lo usarono, il 132°. Tra l’altro, da giovani veronesi abbiamo avuto modo di vedere spesso lo stemma con i quattro gatti in quella che rimane l’indimenticabile ‘’tana’’ del 3° Stormo di Villafranca, anche se su altri aerei.
Dal settembre del 1940 alla fine di quell’anno, sembrerà assurdo, ma nella Regia Aeronautica esisteva solo una sola squadriglia di aerosiluranti, la 278ª, e questo nonostante fossimo stati precursori anche in questo campo. Seguirono altre squadriglie ma solo nei primi giorni di aprile del 1942 fu costituito il 132° Gruppo. Subito trasferito a Gerbini, il reparto diede inizio ad una serie di missioni che non è esagerato chiamare leggendarie, partecipando a tutti gli scontri aeronavali di quel periodo. Rientrerà a Gorizia il 5 aprile 1943, spostandosi poi a Littoria e sopravvivendo alle vicende dell’armistizio, ma con ben altri aerei.

L’uniforme

Il kit è quello che propone due aviatori di un reparto aerosiluranti, ovvero tra i migliori dell’epoca, che dalla metà del settembre 1940 e nonostante usassero un aereo che non era certo nato per queste imprese, furono un solido ostacolo per il traffico navale inglese. Questi figurini vestono la tenuta conosciuta come ‘’Marus’’, apparsa come definitivo miglioramento della combinazione precedente, che risaliva alle crociere atlantiche di Italo Balbo.


A sinistra: un maggiore dell’Aeronautica cobelligerante, nell’ottobre del 1944.
A destra: Un…galletto augurale per un pilota di G. 50.


Dal 1940 questa tenuta color verde oliva scuro tendente al marrone comparve universalmente tra gli equipaggi, anche se non sostituì come previsto le precedenti tute. Giubbetto e pantaloni, entrambi abbastanza ampi da permettere l’uso di altri indumenti al di sotto, erano realizzati in lana impermeabilizzata, anche in color marrone o blu. Il primo aveva fodera staccabile o fissa in pelo d’agnello color nocciola, chiudibile con linguetta, due tasche al petto verticali chiuse da lampo e maniche con polsini in lana elasticizzata, che compariva anche in vita; l’allacciatura era centrale, con chiusura lampo. Il colletto era in pelo d’agnello ma poteva anche esserne privo, nel qual caso era fornito di stellette. Gli ampi pantaloni, dello stesso materiale del giubbetto, erano stretti in vita con cintura elastica e alle caviglie aveva delle cerniere; sopra al ginocchio esistevano poi due ampi tasconi a toppa – la cui foggia cambiò più di una volta - mentre sui fianchi c’erano tasche chiudibili con cerniere lampo. I guanti di volo imbottiti, a tre dita, non erano per niente adatti a lavorare a bordo. Le calzature, secondo le circostanze, erano stivaletti in cuoio nero con cerniere laterali o marrone con suole di gomma, più bassi e con cerniere interne. Era previsto poter imbottire la ‘’Marus’’ con una fodera in lana, ma esistevano combinazioni riscaldabili elettricamente. Nei casi di clima veramente rigido si adoperavano anche passamontagna o sciarpe di vario tipo, mentre in altre stagioni si portavano berretti rigidi d’aviazione grigio azzurri. D’estate e nei territori africani si usava la versione bianca che riportava gli stessi distintivi delle altre tenute. Il caschetto di volo, normalmente in cuoio, aveva una versione ‘’estiva’’ color avana chiaro. Sulle controspalline mobili in stoffa del giubbetto non si portavano i gradi, che apparivano solo sulle maniche (per i sottufficiali) o nei paramani o sul petto a sinistra (per gli ufficiali). Nei reparti da caccia, che avevano stemmi di squadriglia molto famosi e vivaci, spesso sul petto, a sinistra, compariva la versione di tali stemmi in stoffa. Anche sulla fascia centrale dei cappelli rigidi apparivano i gradi, con bordature ricamate in oro, applicate con lo stesso ordine dei paramani. Più raramente anche i caschi di volo erano guarniti con dei gradi, ma in filo giallo.



A sinistra: In bella evidenza i dettagli (intelaiature e lenti) degli occhialoni di volo.
A destra: Il berretto di servizio è quello ‘‘invernale’’.


Comunque, durante la guerra, per evidenti limitazioni economiche, erano di largo uso capi personali, il che rende a volte aleatorio un discorso troppo categorico sulle uniformi di volo. Per esempio, sono rimasti famosi i sandali e i pantaloni corti dei cacciatori africani o, purtroppo, i fogli di giornale e i passamontagna usati come materiale isolante sul canale della Manica. Le maschere ad ossigeno, comode per i piloti ma non per gli specialisti, erano di colore verde. Per i salvagente lo spettro era ampio in quanto prima del 1943 ne esistevano almeno una mezza dozzina di tipi. Quello del figurino in questione era del tipo a salsiccia, colore grigioverde chiaro.

Il figurino

Uno dei due figurini indossa il comune salvagente a salsicciotti in canapa, tipico degli equipaggi dei plurimotori. L’ottima qualità di stampo non rende necessaria che una leggerissima pulitura con fresette di pochissime bave. Anche il montaggio è molto agevole occorre però prestare un po’ di attenzione quando si prova ad unire il braccio destro dove ci sarà bisogno anche di una leggera stuccatura.
Dalla mano sinistra, avendo in mente di far appoggiare sul braccio destro una scimmietta, abbiamo tolto il modello di S 79 in legno. Per rendere il nostro figurino ancora più ‘’personalizzato’’ sono stati tolti gli ampi tasconi dai pantaloni per ottenere uno dei vari tipi di uniforme appartenente alle tute blu. Un tavolino autocostruito con vecchie parti in plastica dalla banca dei pezzi completa l’ambientazione. Il terreno è il solito: sottile strato di Das, arricchito con pietruzze ed elementi vegetali e guarnito, infine, con una pianta realizzata con stucco bicomponente. Dopo una costruzione così lineare, non resta che passare alla pittura, cominciando con i pantaloni, il cui blu è stato ottenuto con una miscela al 50% di colori Humbrol 25 e 96. Per il giubbetto della ‘’Marus’’ si è partiti dallo Hu 26 aggiungendo un po’ di giallo e bianco, sempre a smalto. Il colore del salvagente è appena un po’ più complicato: la prima mano è un Hu 83 (ma va bene anche un 93), ripassato a drybrushing con lo Hu 103. Il casco di volo va dipinto in Hu 92 come base. Gli occhialoni hanno telaio e cinghietta in grigio, il primo ripassato con argento per rendere l’idea dell’alluminio; le lenti, per forza di cose, vanno ‘’riempite’’ con una miscela di arancione e marrone, rifinita con una punta di acrilico lucido. Le calzature sono semplicemente in nero, ripassate con del marrone sfumato. Arrivati a questo punto. Ovviamente non ci si può accontentare, perché il figurino suonerebbe ‘’falso’’. Bisogna invece divertirsi un po’, nelle varie parti, con dei lavaggi ad acrilico ed acquerelli, specie sulle parti in pelle o pelo come per esempio il bavero della ‘’Marus’’ o il casco di volo.


In questa foto si notano molto bene i giubbetti salvagente.


Il viso è realizzato con una miscela a smalto di bianco, giallo ocra chiaro, marrone medio e una punta di rosso. Le luci s’ottengono aggiungendo bianco e una punta di rosso, mentre per le ombre si aggiunge marrone medio o meglio ancora un po’ di Terra d’Ombra bruciata ad olio. I tre toni del colore carne si separano sulla tavolozza, adoperandoli separatamente e iniziando con le ombre, per poi mettere le luci nei punti giusti e infine inserendo il tono di base. Con un pennello morbido e asciutto sfumiamo le zone dove i toni s’incontrano, per fare si che il passaggio dal chiaro al più scuro sia sempre delicato. Il tavolino è stato verniciato in un marrone medio acrilico, senza particolari interventi successivi.
Una considerazione finale? E’ raro, da vecchi modellisti concentrati su argomenti ‘’di terra’’ che un figurino d’aviatore ci colpisca. Questa volta, invece, si tratta di soggetti che ci hanno interessato da subito, anche per avere qualcosa di ‘’particolare’’ nella nostra collezione.

Andrea e Antonio Tallillo

PUBBLICATO IL 19 GIUGNO 2011

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AGGIORNATO IL 10.06.2017

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