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AGGIORNATO IL 7.11.2015

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 LA TIGRE DEL PASCIA' Riduci

LA TIGRE DEL PASCIA’

Masterclass, 75 mm.


Anche per questo soggetto, come per gli altri della linea “orientalisti” già trattati, il riferimento è al quadro di un pittore famoso. Stavolta si tratta di Rudolf Ernst (1854-1932), pittore austro-francese, che il dipinto lo ha realizzato verso la fine del 1800.
E’ invece del 2011 il pezzo realizzato da Masterclass grazie alla scultura di Pasquale Oliviero. Pezzo che restituisce ottimamente le sembianze del dipinto.


Il figurino realizzato da Flavio Chistè.


Si tratta di un kit ottimamente presentato e con i 14 pezzi ben protetti.La base è in 3 pezzi in resina bianca piena, piuttosto pesante con incastri multipli che sono però da sistemare in quanto fra “maschio” e “femmina” le centrature sono da rivedere (tra l’altro consigliamo attenzione…). Altro neo, a mio parere, è che le incisioni che definiscono le varie parti del disegno delle pareti verticali sono, in taluni punti, piuttosto “leggere”. Il che, porta poi a qualche problema in fase di pittura…
La tigre, in metallo bianco, è in quattro parti. Qui è la fusione a non essere perfetta. La parte superiore del corpo presenta un brutto rilievo nelle giunzioni che non sono corrette. Ergo, munirsi di stucco, carta abrasiva e molta pazienza.
Migliore invece il figurino (il guardiano o maestro della tigre, come più vi aggrada). Pezzo in 5 parti, ma anche in questo caso vi è qualche problema nelle giunzioni.
Per concludere questa disamina, un consiglio, per porre rimedio a una carenza. Mancano i riferimenti per il fermo della belva e dell’arabo sulla basetta. Non che sia una cosa indispensabile, però… In ogni caso su entrambi sarà senz’altro utile inserire un pignone e poi forare la base. Altrimenti, in fase di trasporto, visti i pesi (soprattutto della tigre), potrebbero crearsi problemi.


Altre due foto del figurino realizzato da Flavio Chistè.


Bene, detto del peggio del kit, del resto non si può che dire bene.
L’appeal del soggetto è infatti, veramente notevole e, tutto sommato, il pezzo, una volta finito, offre grande soddisfazione e si propone certo come punto d’attrazione di qualsiasi collezione. Parlando del pezzo qui proposto voglio porre l’attenzione sulle consuete diversità che caratterizzano le mie realizzazioni. Non potendo intervenire sulla composizione del soggetto (essenziale nella sua caratterizzazione: quinta, animale, umano…), ho modificato, un po’ per necessità un po’ per scelta, le caratteristiche pittoriche del pezzo.
Nel primo caso, ho riscontrato qualche problema nella pittura delle pareti così come proposte dal quadro e anche da quel maestro della pittura che è Elio Stella di Masterclass, per cui ho optato per una colorazione alternativa usando tinte diverse (basate sul rosso/violaceo, rosa e nero…) per le zone più ampie di fondo e una riproduzione “cartacea” per i riquadri centrali: per realizzare questi ultimi, infatti, sono ricorso al vecchio trucchetto di recuperare dalla rete alcuni disegni scelti ad hoc, riproducendoli poi nella misura voluta e stampandoli per applicarli con un velo di colla.
I puristi della pittura probabilmente storceranno il naso, ma l’effetto è, a mio avviso, comunque buono. In fondo, quel che conta è il risultato finale che rimane comunque gradevole (e qualcuno non s’è neppure accorto del trucco…). Per il pavimento sono ricorso, invece, ad una pittura manuale, ma basandomi su immagini reali. In rete ho cercato di trovare un marmo chiaro di provenienza adeguata. Ecco dunque saltar fuori un “marmo striato dell’India” che mi sembrava più che adeguato visto che si parla di Pascià e tigri… La pittura è realizzata con due diversi tipi di grigio chiaro di fondo su cui sono state tracciate venature in grigio più scuro. Il tutto, una volta asciutto, passato con vernice lucida. L’effetto è ottimo.


Le component del kit della Masteclass.


La seconda variazione è invece voluta. Al posto di una tigre classica ho voluto realizzare una tigre bianca del Bengala.
Sinceramente, se la pittura delle pareti, è stata piuttosto impegnativa, quella della bestia lo è stata ancora di più. Mi sono venute in soccorso le immagini ritrovare in rete, ma ciononostante, la difficoltà rimane. Riprodurre correttamente le numerose sfumature del pelo che da bianco diventa nero è veramente opera improba. Posso solo suggerire di non usare bianco e nero puri, ma di usare piuttosto un grigio chiarissimo e un grigio scuro, ritoccando eventualmente con colori puri solo per realizzare rispettivamente le luci in bianco e le ombre in nero. Poi, che la forza sia con voi… (anche perché maneggiarla non è facile per via del peso: un paio d’etti di puro metallo bianco – ma farla in resina no, eh ?...).
Molti meno problemi, invece per il figuro che si dipinge agevolmente. Anche in questo caso ho usato, come sempre, i miei fidati acrilici Vallejo. Per la basetta, vista già la presenza di una scenografia importante come quella della parete del palazzo del Marajià, ho optato per una cosa minimalista, usando una presentazione con una sottile ed elegante base in ardesia (da un set piatti Tognana) di dimensione 14x14, in grigio scuro, che si accompagna assai bene con le tonalità del pezzo finito.
Due note finali, una sul prezzo (a fine aprile): 80,00 €: non sono bruscolini, ma materiale ce n’è… L’altra è il voto complessivo: 7 ½ per le citate carenze sulla base e il peso della tigre.

Flavio Chistè

PUBBLICATO IL 5 GIUGNO 2017

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AGGIORNATO IL 10.06.2017

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