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AGGIORNATO IL 7.11.2015

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 UFFICIALE E.I. - MASTERCLASS 200 mm Riduci

UFFICIALE E.I.

Herat-Afghanistan 2010
MASTERCLASS, Busto in resina 200 mm


E’ con particolare piacere che recensiamo questo busto in 200 mm della Masterclass, sia per il rapporto di collaborazione di lunga data esistente tra il Gruppo Modellistico Trentino e la ditta veneta che già in passato aveva prodotto per il G.M.T. il busto di Francesco Baracca, sia perché quest’ultima fatica dell’amico, e anche socio G.M.T., Vincenzo Alberici - che per una volta ha abbandonato Rinascimento e Lanzichenecchi, suoi soggetti preferiti, scolpendo il master di questo soldato moderno - ha visto il G.M.T. fornire anche molto del materiale fotografico utilizzato per garantire la più assoluta fedeltà all’originale.


La copertina della scatola del kit della “Masterclass”.


Materiale costituito da una serie di immagini, soprattutto ritratti di studio e primi piani di soldati italiani impegnati in Afghanistan, che sono parte della grandissima mole di documentazione che abbiamo riportato da quel paese, e che già in precedenza abbiamo utilizzato per la realizzazione degli inserti fotografici speciali del Notiziario.
Nostro malgrado, abbiamo quindi potuto, anche se a distanza, seguire “passo passo” il lavoro di Vincenzo, impegnato a realizzare una serie di dettagli, capi di abbigliamento e accessori che hanno reso questo busto in 200 mm un pezzo eccellente.


Un’altra immagine del kit della “Masterclass”.


Il risultato è un busto di generose dimensioni stampato in un ottima resina gialla priva di bolle d’aria, tranne qualche piccolissima imperfezione derivante dallo stampo ma che sarà comunque assai facile eliminare con il piatto di una lama. L’espressione del viso è significativa e realistica e tutta la complessa panoplia di sistemi di comunicazione, armi, equipaggiamenti che ogni soldato si trascina dietro sul campo è resa davvero in modo splendido. Sul casco in kevlar vi sono i classici occhialoni antisabbia, mentre particolare cura è stata posta nella riproduzione dell’auricolare della radio tattica sull’orecchio destro e nella riproduzione del fucile Beretta SC 70/90, realizzato in metallo e nella versione standard (non cioè quella accorciata da paracadutista, anche se quest’ultima non sarà certo difficile da realizzare dato che basta accorciare un po’ la canna) priva, però, di maniglione di trasporto, assai poco usato dato che ormai a livello Reggimentale vengono distribuiti visori e apparati di puntamento di ogni tipo, da montarsi su guide rail modello Picatinny; quest’ultima realizzata quindi in solido con la riproduzione dell’arma.


Il kit montato prima della colorazione.


Esternamente il fucile della Beretta è un arma abbastanza complicata, sicuramente di più dell’AK.47 o dell’M4, ma le fatiche dello scultore sono state ampiamente ripagate: la riproduzione è ottima in tutti i dettagli, a partire dalla leva dell’otturatore per finire con il mirino posteriore, riuscito davvero bene. Se si vorrà davvero esagerare si potrà, al limite, aggiungere la piccola molla a filo che tiene chiuso lo sportellino sotto l’impugnatura che, come tutti in fucili moderni, è cava e può essere utilizzata per riporvi strumenti di pulizia dell’arma o altri piccoli oggetti e sostituire; senza dimenticarsi di forare per bene il ponticello del grilletto.
Tra gli accessori realizzati in metallo vengono poi fornite anche due diverse pistole inserite nelle rispettive fondine: una Glock 17 e la classica Beretta 92 che molti ufficiali e sottufficiali portano in fondine personali allacciate direttamente al petto e non alla gamba. Ai puristi diciamo subito che chi scrive ha avuto modo di vedere i soldati tirarsi dietro le cose più strane, comprese armi bianche e da fuoco fuori ordinanza acquistate privatamente; la Glock è comunque una pistola discretamente diffusa e la sua presenza in questa scatola, quindi, non stona di certo.
Alla parte bassa del busto, all’altezza della vita, vanno invece posizionati una serie di porta caricatori per il fucile, ovviamente pieni, da ultimare realizzando gli elastici di fermo dei caricatori da riprodurre con filo metallico e poi da piazzare correttamente utilizzando dei recessi tondi presenti sulla resina.


Vista posteriore del kit della “Masterclass”.


Praticamente perfetto l’incastro delle braccia il cui incollaggio non necessita di stucco, anche se la posa particolare del figurino, necessaria per permettere la costruzione con il fucile imbracciato richiede qualche attenzione nella colorazione, al limite intervenendo prima nella zona sotto l’ascella. Completano la gamma dei numerosi accessori un mirino Aimpoint per l’SC, una lampada a infrarossi da posizionare sullo spallaccio sinistro, la stampa di una mappa della zona di Farah e un cartoncino (non adesivo) che riporta dei gradi, le indicazioni dei gruppi sanguigni normalmente portati dai soldati sulle spalle, lo stemma dell’ISAF e molti degli stemmi dei reparti italiani d’élite che hanno operato in Afghanistan, compresi il 9° Rgt. Col Moschin, il Rgt. Lagunari oltre a dei brevetti da paracadutista italiano e portoghese (quest’ultimo portato spesso dagli alpini parà, che con i portoghesi si addestrano da anni). Per i brevetti si tenga presente che sulla mimetica vanno normalmente portati sul petto a destra ma che è pratica comune, dato che sopra al giubbetto AP viene indossato un giubbotto tattico con una combinazione che in molti casi è una variante del vecchio MOLLE americano, portare gradi, brevetti e stemmi anche centralmente sul petto sulle parti in velcro di cui esso è dotato, così come sulle grandi tasche poste sulle braccia. Non a caso Diego Ruina, il grande pittore cui la Masterclass si è rivolta per dipingere il soggetto poi usato sulla scatola ha rimodellato le tasche esterne realizzando le strisce di velcro e vi ha piazzato gli stemmi dell’unità, una modifica piccola ma di grande effetto, cui ha contribuito poi la pittura dell’indiscusso maestro del figurinismo italiano
Perché è inutile negarlo: riprodurre correttamente la mimetica “vegetata” utilizzata dall’E.I. è tutt’altro che facile e richiede una grande dose di pazienza, abilità e di studio preventivo dell’andamento delle varie macchie e macchiette di cui è composta.


Vista laterale del busto della “Masterclass”.


Ad ogni buon conto il soggetto proposto dalla Masterclass si presta, con qualche piccola e divertente modifica, anche a riprodurre praticamente un membro di qualsiasi unità d’élite del nostro esercito. Infatti, ad esempio, costruendo una nappina e una penna d’aquila potremo realizzare un alpino, riducendo la canna dell’SC un parà della Folgore (come ha fatto proprio Ruina) e, se si sostituisce l’SC con un fucile M4, un alpino paracadutista. E se qualcuno anche ha voglia di costruirsi magari un berretto da baseball con frontino da posizionarsi al posto del casco in kevlar, usando magari pure la Glock 17, si può realizzare pure un membro delle FS-Task Force 45 che proprio ad Herat avevano la loro base.
Per concludere quindi un soggetto originale ed attuale, completo in ogni dettaglio e con una serie di accessori che permettono di spaziare in una vasta gamma di soggetti.
Decisamente consigliato!
Voto9/10


Luigi Carretta

PUBBLICATO IL 7 SETTEMBRE 2014

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AGGIORNATO IL 6.11.2017

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