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AGGIORNATO IL 7.11.2015

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TIRAN 5

Tamiya 1/35

Dopo il T-55 “Enigma”, uscito lo scorso anno, la Tamiya continua la serie di mezzi derivati con questa nuova versione del popolare carro sovietico T-55.


La copertina della scatola del kit “Tamiya”.


La storia è nota: dopo la Guerra del 1967 Israele catturò centinaia di carri del modello T-54 e T-55 che lo stato ebraico, in perenne carenza di corazzati, pensò bene di riutilizzare adattandoli ai propri standard. Venne quindi sostituito il cannone con il pezzo L7 da 105 mm, oltre all’aggiunta di apparati elettronici occidentali, nuovi contenitori ai lati esterni della torretta e sul retro del carro ecc. Le nuove versioni così ricavate vennero denominate Tiran 4 e 5, a seconda che derivassero dal T-54 o dal T-55. Il nome Tiran, che non ha nessun significato in ebraico, era stato scelto per ricordare l’impresa militare della conquista dello stretto omonimo posto in fondo alla penisola del Sinai, dopo che Nasser ne aveva decretato, forse un po’ troppo precipitosamente, la chiusura.
Il modello Tamiya parte ovviamente dal T-55 che nel 2002 la ditta giapponese ha immesso sul mercato, con le opportune aggiunte e modifiche. Come tutti i kit della ditta giapponese può essere riassunto con poche parole: limitato numero di pezzi, incastri perfetti.
Dentro la scatola, che ha una gradevole box art che ricorda kit di altri tempi, come il T-34 della stessa ditta, troviamo 291 parti in plastica in sei stampate di colore giallo chiaro contenute in sacchetti singoli, più lo scafo superiore e inferiore, oltre ad una rete in vinile per le griglie del motore, uno spago per simulare il cavo di traino, due cingoli anch’essi in vinile flessibile e un piccolo foglio decals. Le parti sono stampate in maniera eccellente, con una torretta e la parte superiore dello scafo completamente nuovi, mentre la parte inferiore è la stessa del modello base del T-55. Se si confronta lo scafo superiore del Tiran con quello del T-55 della stessa ditta si vede immediatamente che le uniche modifiche riguardano i parafanghi anteriori, in gomma sul carro israeliano, e riprodotte ottimamente in plastica nel kit, con la giusta inclinazione ed andatura del profilo. Molto bella anche la finitura ruvida della torretta, che non richiede interventi artigianali di sorta come applicazione di colle e liquidi vari per simularne la rugosità.
La canna del cannone è divisa in due parti - i più pignoli potranno recuperare qualcosa in alluminio dall’aftermarket - e nel kit troviamo anche i pezzi per realizzare due discreti figurini, cannoniere e capocarro, quest’ultimo con tanto di barba lunga e occhiali da sole, con fattezze che ricordano forse il Generale Tal visto nelle foto della guerra dello Yom Kippur…


A sinistra: le ottime “stampate” della scatola di montaggio,
a destra: vista anteriore di un modello finito.


Ottime le istruzioni, chiare e precise nel solito stile nipponico, senza pezzi lasciati a vagare qua e là senza indicazioni sul loro posizionamento, come invece è deprecabile abitudine di qualche rinomato produttore cinese. Il foglio decals permette di realizzare un unico esemplare con un 2 come numero identificativo, genericamente indicato come un esemplare visto nel deserto del Negev negli anni ’80.
I Tiran avevano moltissimi accessori esterni, a partire dalle tre mitragliatrici per la difesa ravvicinata. Consigliamo quindi vivamente di forare, prima del montaggio della torretta, tutti i fori necessari al montaggio, anziché dopo come indicato nelle istruzioni, al fine di facilitare il maneggio del modello ed evitare rotture. Un punto che ci ha lasciato perplessi è invece il ricorso ai cingoli in un unico pezzo in vinile. Sono dettagliati anche all’interno, e certamente permettono un montaggio rapido, ma considerato che le sospensioni singole posizionabili a piacere permettono di dare al treno di rotolamento l’andamento che il modellista desidera, questi cingoli sembrano davvero un po’ troppo rigidi. La curva che assumono dietro alla ruota di rinvio anteriore sembra decisamente irrealistica, dato che gli israeliani erano soliti tenere ben tesi i cingoli del Tiran, come si può facilmente vedere nelle immagini del mezzo vero. Quasi indispensabile il ricorso ai cingoli a maglie singole, Friulmodellismo se li volete in metallo o Modelkasten se preferite la plastica.
Per quanto riguarda la colorazione abbiamo effettuato numerose prove in passato,e, per il Tiran, la vernice che a nostro parere è più aderente al vero è una mistura di colore Tamiya XF-49 Khaki, Tamiya XF-66 Light Grey e Tamiya XF-2 Flat White in rapporto di 1:1:3, da scurire o schiarire leggermente per le varie ombreggiature diminuendo o aumentando la percentuale di bianco.


La foto di un Tiran 5 uruguayano.


Chi volesse poi realizzare qualche cosa di esotico potrà dedicarsi alla riproduzione di un Tiran 5 uruguayano o in quella della versione israeliana del carro dotata di pala anteriore, reperibile sul mercato degli accessori in resina. Decisamente consigliato a tutti gli amanti dei carri.

Luigi Carretta

PUBBLICATO IL 6 LUGLIO 2013

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AGGIORNATO IL 10.12.2017

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