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  domenica 17 dicembre 2017 I FIGURINI * FANTE, 47° Reggimento, 1917. Metal Modeles – 54 mm Registrazione 
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AGGIORNATO IL 7.11.2015

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 FANTE, 47° Reggimento, 1917. Metal Modeles – 54 mm Riduci

FANTE, 47° Reggimento - 1917

Metal Modeles – 54 mm mod.
Uno degli elementi più tipici dell’uniforme italiana della Grande Guerra fu, per diversi Corpi, la mantellina “a ruota” che, sebbene meno diffusa dei cappotti, rimane un’icona di quel periodo. Mutuata dai semplici tabarri in uso ai contadini, ma più corta, in panno pesante, con colletto rovesciato, guarnito delle sole stellette anche se erano previsti i distintivi di grado e provvisto al di sotto di una linguetta con bottoni.


Una foto d’epoca di fante italiano con la mantellina.


Ne venne adottata nel 1912 anche di un tipo più corto, confezionato in taglia unica ed in tela grigia impermeabile , sempre con colletto rovesciato ma a volte privo di stellette, comunque con bottone automatico di chiusura. Nonostante la sua palese inadeguatezza, fu un capo dell’uniforme che ebbe una vita lunga, che comprese anche il conflitto mondiale successivo.

Il figurino


Alla presenza comune nei ranghi del nostro esercito di questo indumento protettivo non corrisponde, da tempo, un adeguato numero di soggetti in scala aventi questa peculiarità. Non dovrebbe essere impossibile riprodurre quello che è semplice, ma è così: i figurini che la indossano sono ancora delle rarità.
Volendo averne almeno uno in collezione, non resta che affidarci al buon vecchio figurino di bersagliere italiano della nota ditta francese che è ancora disponibile e addirittura migliorato nella finezza dello stampo e nel materiale impiegato, meno rozzo.
E’ vero, però, che non siamo di fronte a uno dei capolavori più recenti e che la posa non è troppo dinamica, penalizzata da una mantellina priva di sottosquadro. Ma è anche vero che con una piccola modifica si è potuto ricavarne un figurino ancora abbastanza presentabile.


Il kit del “Bersagliere” della Metal Modeles.


Il primo e più impegnativo lavoro è di asportare la testa del bersagliere, lavorando con un fresetta. Poi con dello stucco bicomponente si è pareggiata la spalla destra dove avendo levate le piume del capello si è creata una piccola rientranza. Con una fresa montata su trapanino, scavando si crea l’alloggiamento della nuova testa, magari quella offerta come alternativa nel bel figurino del fante italiano della Allarmi. Per la mantellina, è sufficiente una ripassata con la fresetta per migliorare l’effetto “lana” che verrà da sé con la verniciatura. Si possono poi aggiungere le stellette sul bavero usando dello stucco. Si procede con l’inserire i perni delle gambe per il montaggio sulla basetta, e del braccio sinistro per avere un preciso riferimento. Un altro lavoro necessario prima della colorazione è l’eliminazione della cinghia del moschetto, visto che non l’abbiamo riprodotto a tracolla; lavoro facile usando una limetta adoperata con un po’ di attenzione. Il colore dell’uniforme è quanto mai poco esaltante e dunque sarà una piccola sfida rendere la colorazione meno “uniforme” aggiungendo tonalità diverse al grigio-verde di base. I colori base usati sono stati tre, tutti a smalto; ovvero: un verde medio, un grigio medio e un nero opaco.
Aggiungendo una punta di marrone e variando appena uno dei tre colori otterrete sfumature già diverse, quanto mai utili a spezzare la monotonia. Aggiungendo invece del verde scuro alla tinta per le mollettiere e la mantellina otterremo uno stacco maggiore. Provvederemo alle ombre e luci con colori a olio mescolando un Verde oliva con Grigio chiaro. Ne risulterà un tono simile a quello della prima mano a smalto; aggiungendo poi Bianco o Terra d’Ombra si ricaveranno le tonalità più adatte. Le giberne portamunizioni sono state dipinte anch’esse in grigio verde, ma con una tonalità più chiara e meno opaca. Il contenitore metallico per la maschera antigas era portato a tracolla per mezzo di un cordoncino di colore beige naturale o canapa chiara. Il tascapane non è visibile, o meglio, ne è visibile solo la sua tracolla, verso la spalla destra, dipinta in khaki chiaro. Per gli scarponcini, all’epoca in cuoio naturale che col tempo e l’ingrassatura diventavano più scuri, si può usare un marrone chiaro a smalto, lavato a olio con terra d’Ombra.
Viso e mani sono in una miscela di Bianco di titanio, Giallo di Napoli, Terra di Siena e Terra d’Ombra, sulle gote e sulle labbra basta aggiungere proprio una puntina di rosso. Il berretto è sempre nel grigioverde di base, ma con alcune differenze necessarie nella visiera e nel soggolo, che erano in cuoio verniciato e perciò si devono differenziare dalla cupola e dal resto che sono in tessuto. Sul davanti, compariva il fregio in lana nera - corona e numero del reggimento - su fondo di tessuto grigio verde. Un numero “indicato” potrebbe essere quello del 47° , che già nel giugno1908 aveva provato la nuova uniforme.


Due immagini del modello.


Il terreno della semplice basetta è stato composto con l’ormai conosciuto metodo di stendere uno strato di Das o materiale similare, nel quale abbiamo incapsulato un piccolo sasso e alcune pietruzze, nonché piantato alcuni licheni. Il tutto è stato verniciato con una miscela di colori acrilici giallo sabbia e marrone più o meno scuro. Il moschetto è stato preso dall’apposita confezione di parti staccate della stessa ditta del figurino, perché l’originale è andato ovviamente rovinato scavando la mano per toglierlo. Nella mano destra del figurino, ora compare un semplice bastone, ricavato intagliando uno legnetto da cocktail, dipinto con il semplice fondo di tavolozza di Terra d’ombra.

Bibliografia :
Il soldato italiano dal 1909 al 1945 – Rivista Militare – 1988
Soldati della prima guerra mondiale – Europa Militaria n. 3 – Albertelli 1990

Andrea e Antonio Tallillo



PUBBLICATO IL 24 AGOSTO 2016

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