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AGGIORNATO IL 7.11.2015

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IL WASA


Il 10 agosto 1628 il galeone ’’WASA’’ lasciò il suo ormeggio nel porto di Stoccolma per raggiungere la flotta svedese impegnata nel Baltico nella c.d. “guerra dei trent’anni”, tra suoni di trombe e rulli di tamburi.


Il modello del ‘’WASA’’ costruito da Giampiero Chistè

La nave aveva i portelli aperti per far vedere a tutti la quantità e la potenza dei cannoni che aveva imbarcato: 48 da 24 libbre sulle due batterie più 2 da 1 libbra, 8 da 2 libbre e 8 mortai da 3 libbre sul ponte superiore. C’era una brezza tesa da sud-sud-ovest e la nave bordò il parrocchetto, la gabbia, il trinchetto e la mezzana latina a poppa, dirigendo per levante.
Aveva percorso circa 1300 metri tra le ovazioni dei presenti e gli spari augurali dei cannoni dei forti quando, poco a sud dell’isolotto di Beckholmen posto all’entrata del porto, fu investito da una raffica improvvisa di vento che la fece sbandare in modo così accentuato che un torrente d’acqua entro dalle cannoniere inferiori, senza che i marinai riuscissero a chiuderle.
Il “WASA” affondò come un sasso in pochi minuti, vele e bandiere al vento, senza che nessuno riuscisse a far nulla e portando con sé, nel disastro, anche molti marinai. La Corte Marziale, nominata già il giorno dopo, non riuscì ad appurare né le cause di questo naufragio né se vi erano responsabilità da parte di alcuno.
Anche l’ipotesi di un’errata distribuzione dei pesi venne presto smentita dal fatto che il galeone si era posato diritto sul fondo.


Altre due immagini del modello di Giampiero Chistè

Probabilmente la causa di tutto ciò va imputata all’insufficiente “pescaggio” della carena a galeone in un nave con sovrastrutture e pesi molto sviluppati verso l’alto, che anticipava nella parte emersa dello scafo le forme dei vascelli, senza avere la zavorra e – conseguentemente – il pescaggio di questi ultimi.
Il “WASA” divenne famoso, pur non avendo combinato nulla di buono in vita sua non essendo riuscito neppure a navigare, nel 1957 quando, dopo oltre tre secoli di oblio, il suo relitto venne ritrovato intatto nel porto di Stoccolma. La sua fortuna fu, infatti, quella di affondare in un posto dove l’acqua è estremamente fredda e non esistono le “teredini”, quei molluschi marini che si nutrono di legno e sono i principali responsabili delle distruzioni dei relitti delle navi costruite con questo materiale.


Dettaglio del cassero del ‘’WASA’’ costruito da Giampiero Chistè

Il nostro galeone fu recuperato nel 1961 e fa ora bella mostra di sé in un bellissimo museo costruito poco distante dl luogo dove affondò. Per il fatto di essere l’unica nave pervenutaci intatta dal lontano XVII° secolo, è stata molto studiata e disponiamo ora di tutti i disegni e le descrizioni necessarie per costruirne un suo modello.
E’ quello che ha fatto il nostro socio Giampiero Chistè, che ci ha mandato le belle fotografie che corredano questo articolo. Un grazie a Giampiero e un complimento da parte di tutto il Gruppo per il bellissimo modello.

Buon modellismo a tutti!

Il G.M.T.


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