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  giovedì 21 settembre 2017 NAVI E IMBARCAZIONI * K335”GIEPARD” - Sottomarino russo classe "Akula" Registrazione 
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 K335”GIEPARD” - Sottomarino russo classe "Akula" Riduci

K335”GIEPARD”

Sottomarino da attacco russo Classe “Akula II”
Bronco Models, 1/350


Gli “Akula” sono sottomarini sovietici d’attacco (che la marina russa definisce però “multiruolo” in virtù della panoplia di armamenti imbarcati) che fecero la loro apparizione nella prima metà degli anni ’80. Nati per contrastare gli SSN dell’US Navy della Classe “Los Angeles” racchiudevano in sé tutte le esperienze della Marina Sovietica e il meglio della tecnologia russa dell’epoca, quest’ultima ottenuta anche da quella occidente con triangolazioni e sotterfugi. Tutt’ora operativi, sebbene gli esemplari della prima serie costruttiva denominata “Akula I” siano stati ormai radiati, i battelli in questione sono stati ignorati per anni dalle ditte modellistiche e solo recentemente alcuni kit hanno iniziato a fare la loro comparsa sugli scaffali dei negozi.


La copertina della scatola del kit della “Bronco”.


Anche la Bronco si è cimentata con una riproduzione di un Akula, la seconda a fare sua apparizione dopo quella, certamente meno raffinata, della russa Alanger.
L’uscita di un simile kit non può quindi che fare piacere a tutti gli appassionati di mezzi navali russi o ex sovietici, anche se dopo avere aperto la scatola si rimane quantomeno perplessi dalle scelte fatte dalla ditta cinese.
Ma andiamo con ordine: innanzitutto la Bronco ha deciso di considerare il “Giepard” un battello della serie “Akula II” , sebbene sia in effetti l’ultimo “Akula III” costruito, immediatamente riconoscibile da tutti gli altri battelli della famiglia a causa del pod sulla pinna caudale, ospitante il sonar rimorchiato e di dimensioni assai più piccole.
Dentro alla scatola di solido cartone troviamo due sprue per un totale di 56 pezzi di plastica di colore grigio, con lo scafo suddiviso lungo la linea di galleggiamento (che certo aiuterà chi intende realizzare un modello “waterline”) e la cui parte superiore in un unico pezzo che comprende anche la falsa torre, mentre lo scafo inferiore è suddiviso in altri due pezzi con una giunzione inferiore che corre per tutta la lunghezza dello scafo.Questo è dotato delle due aperture posteriori che contengono due piccole eliche azionate da un motore elettrico, usate dal sottomarino per i piccoli spostamenti e la corsa silenziosa, sebbene lenta. I due motori sono riprodotti in maniera abbastanza grossolana e se si decide di lasciare i portelli aperti sarà necessaria un’operazione di dettaglio, anche se minimo data la scala.


A sinistra: alcune “stampate” presenti nel kit,
a destra: la torretta e la parte centrale del modello.


Le pinne caudali e le eliche sono a parte, così come l’apparato di rilevamento denominato SOKS, costituito da una serie di pod posti su antenne presenti sullo scafo del sottomarino. Inoltre, è presente una piccola lastra di fotoincisioni per le pale dell’elica e corrimano della falsa torre.
Le decals sono ovviamente molto ridotte, riportando la linea bianca di galleggiamento presente sullo scafo e poco altro. Assente la decals bianco/rossa della boa di emergenza, che sporge dallo scafo, e che andrà quindi dipinta a mano. Nella scatola è comunque presente anche una base di supporto del battello.
Le varie pannellature sono incise, sebbene appaiano leggermente troppo profonde per un mezzo in questa scala, anche se si deve considerare la difficoltà di realizzazione dei dettagli i 1/350. Le bitte di ormeggio, in pratica dei cilindri che fuoriescono dallo scafo ove legare le cime quando il battello è al molo, sono rappresentate tutte estratte, sebbene nelle foto analizzate appaiano solo poche di esse. Il modello assemblato è lungo 320 mm, ossia 113 metri in scala reale, che è la lunghezza corretta del “Giepard”. I tubi lanciasiluti, corretti in numero e posizione sono invece decisamente troppo ovali, così come le alette stabilizzatrici anteriori, decisamente troppo larghe. Errati poi gli ombrinali, che sul mezzo vero sono chiusi da una saracinesca formata da due pezzi, mentre il kit riporta un unico portello. I pezzi che riproducono il sistema SOKS sono poi sovradimensionati ed errati. Le varie “antenne” del sistema posizionate in cima alla falsa torre dovranno essere sostituite, e comunque se anche si usa il pezzo che le riporta, e che andrà incastrato sulla torre, questo richiederà un lungo lavoro di stuccatura e carteggiatura per essere riprodotto correttamente. Anche la forma dei pod posti lungo lo scafo andrà comunque corretta, dato che non sono cilindrici come invece nel kit. I problemi principali sono comunque proprio sulla falsa torre: questa è errata in forma e dimensioni, dato che il Giepard ha una torre che forma con lo scafo un angolo molto più retto che non i battelli precedenti della classe Akula; inoltre, anche la posizione dei due periscopi anteriori non è corretta, dato che sono in realtà posizionati più avanti. In totale il kit fornisce poi 6 dei 7 mast esistenti; manca anche una piccola antenna posizionata dietro a tutti gli altri alberi della falsa torre, sulla destra. Purtroppo manca anche il segno del portello corrispondente, che andrà perciò almeno inciso se si decide di non rappresentare l’albero alzato.


Una foto del sottomarino russo K335”GIEPARD”.


La sommità della torre è, inoltre, decisamente piatta, mentre nella realtà conserva la forma tondeggiante tipica degli Akula e dei sottomarini da cui essa è derivata, gli Alfa. Andranno quindi quantomeno decisamente arrotondati i bordi. Sullo scafo vanno poi decisamente spostate indietro le due pinne laterali di presa d’acqua, che nella realtà sono piazzate poco davanti ai due motori elettrici, e va corretta la protuberanza della boa di comunicazione, che sul Giepard è invece a piano con lo scafo. Da correggere anche la pinna posteriore, che non finisce a punta ma è tronca e dotata di foro, dato che da lì esce e rientra il sonar rimorchiato. Anche l’elica andrà modificata: le pale sono giuste in numero e forma, ma il cono del mozzo va allungato posteriormente.
In definitiva si tratta di un modello all’altezza della attuale produzione orientale, con linee incise e delicate, ma che sconta la decisone della Bronco di avere deciso di riprodurre un ben preciso battello della serie senza probabilmente avere sufficiente documentazione in merito. Molto meglio sarebbe stato forse riprodurre un “Akula” generico, offrendo eventualmente una pinna caudale con entrambi i tipi di pod esistenti, senza obbligare i modellisti ad un paziente lavoro di correzione per ricavare una realistica e corretta riproduzione del “Giepard”.

Luigi Carretta

PUBBLICATO IL 16 AGOSTO 2014

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