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  giovedì 23 novembre 2017 NAVI E IMBARCAZIONI * UN'ACAZIA DELL'828 D.C. Registrazione 
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AGGIORNATO IL 7.11.2015

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 UN'ACAZIA DELL'828 D.C. Riduci

UN’ACAZIA DELL’828 D.C.


La nave di Bono da Malamocco e Rustico da Torcello


Il 31 gennaio dell’828, due mercanti veneziani – Bono da Malamocco e Rustico da Torcello - trafugarono con un inganno il corpo dell’evangelista San Marco nella chiesa a lui dedicata ad Alessandria d’Egitto, con la scusa di portarlo in un luogo più sicuro in quanto la città era caduta in mano ai Saraceni. La reliquia venne allora tumulata a Venezia nella cappella del nuovo Palazzo Ducale e si iniziò subito la costruzione della prima Basilica a Lui dedicata (829), consacrata nell’832.


Il modello di un’acazia. Vista laterale

La traslazione delle reliquie di San Marco, la loro tumulazione nella cappella del doge e la predetta leggenda ebbero comunque un preciso significato politico: furono l’affermazione simbolica dell’indipendenza della comunità e della chiesa veneziane sia dall’Impero d’Occidente, sia da quello d’Oriente, sia dalla stessa Roma del Papa, collegando la città ad un santo del cristianesimo delle origini, né bizantino né romano.
Scarsissime, se non del tutto assenti, le fonti iconografiche dell’epoca sulle navi a disposizione dei veneziani. Si ha notizia di navi mercantili denominate ACAZIE, dal greco ‘’akis’’ che significa ‘’punta’’ (da cui deriva anche il termine italiano ‘’ago’’). Acazia era anche il nome di una specie di pantofola greca da donna, appuntita e a foggia di becco ricurvo. Queste imbarcazioni sono rappresentate in alcuni mosaici della Basilica di San Marco, e precisamente in quelli delle Cappelle di San Pietro, di San Clemente e Zen, che raccontano la vita dell’Evangelista e la storia del predetto trafugamento del suo corpo ad Alessandria d’Egitto, nonché in una formella della c.d. “Pala d’oro”, sempre nella stessa Basilica.
Erano scafi piuttosto bassi di bordo ma fortemente arcuati nella ruota di prua, nati originariamente con un solo albero a vela quadra ma arrivati poi, con il crescere delle dimensioni, a montare fino a tre alberi di diversa inclinazione, armati a vela latina e coronati dalla gabbia per l’osservazione; erano dotati di due timoni laterali a pala poppieri, governati da un castello armato ed impavesato ma ancora, sembra, di carattere posticcio.
Dai citati mosaici, da un piatto smaltato esistente nel museo di Corinto, dai resti della nave romana conservata nel Museo di Comacchio nonché dalle forme nautiche degli attuali ‘’trabaccoli’’ che ricordano, sia pure parzialmente, le forme di queste antiche navi, possiamo tuttavia tentare la ricostruzione di una ‘’acazia’’ dell’VIII° secolo, simile alla nave usata da Rustico da Torcello e Bono da Malamocco per la loro impresa ad Alessandria d’Egitto.
Il primo problema da affrontare è quello delle dimensioni non note e altresì non determinabili dalle immagini d’epoca, in quanto risultanti prive di prospettiva o di termini di raffronto. E’ stata pertanto utilizzata la stessa lunghezza della nave di Comacchio, pari a 23 metri, in quanto ritenuta compatibile con le costruzioni navali dell’epoca. Per determinare la larghezza, si è applicato un coefficiente di finezza di 1/3, realistico per una nave a vela del periodo atta alla navigazione d’altura, ottenendo una larghezza di m 7,50.


Il modello di un’acazia. Vista di prua e di poppa

L’altezza interna delle fiancate dal ponte è stata determinata in cm 80, compatibile con l’altezza media delle persone dell’epoca, pari a circa m 1,50-1,60. L’altezza delle fiancate dalla chiglia risulta pertanto di circa m 3,15 e l’altezza della stiva dalla chiglia, tenuto conto di uno spessore del ponte di circa 25 cm e di un’altezza della chiglia di circa 30 cm, poteva risultare di m 1,80 circa, misura anch’essa compatibile con la fisiologia umana di quei secoli. Il pescaggio medio della nave a pieno carico doveva essere di m 1,50 circa.
Nelle rappresentazioni musive delle ‘’acazie’’ a tre alberi si nota che questi avevano una diversa pendenza: era più pendente verso prua il trinchetto, mediamente pendente verso prua la maestra e diritta la mezzana, probabilmente per aumentare in tal modo la distanza tra le vele. Parimenti - e a differenza delle navi di epoca successiva - il trinchetto era l’albero più alto e la mezzana il più basso, risultando la maestra intermedia tra i due.
La ricostruzione è stata pertanto disegnata in tal modo, assegnando agli alberi, partendo dal ponte ed arrivando alla sommità della coffa, le seguenti dimensioni: trinchetto m 11,85 (con un’antenna della vela di m 15,80), maestra m 11,40 (antenna della vela m 15,20), mezzana m 10,95 (antenna della vela 14,60). Le vele sono state realizzate in forma trapezoidale, come sembra si possa desumere dai mosaici sopra citati.


Il modello di un’acazia. Vista dall’alto

Infine, a differenza della nave di Comacchio che era a fondo piatto, si è realizzato un modello con fondo rotondeggiante e munito di chiglia, sia perché tale forma sembra quella più desumibile dai mosaici in questione sia in quanto ci troviamo in presenza di una nave destinata principalmente alla navigazione in mare aperto.
Per ultimo, le gabbie per l’osservazione - poste sulla cima degli alberi - sono state disegnate di forma quadrata in quanto tale sagoma sembra quella più probabilmente desumibile dai mosaici della Basilica di San Marco. Mancando tuttavia ogni forma di prospettiva nelle predette rappresentazioni, potrebbero anche esser state di forma rotonda.
Maggiori informazioni su questa nave e sulle altre navi veneziane le puoi trovare nel nostro libro ‘’DURI I BANCHI! LE navi della Serenissima 421-1797’’.


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AGGIORNATO IL 6.11.2017

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